Campanile del duomo ferito, il rischio è che venga ingabbiato

29 Ottobre 2017

Il tecnico: «Andiamo a vedere le lesioni e decidiamo» La cattedrale è inserita tra i primi interventi post-sisma

TERAMO. Tra pochi giorni i teramani sapranno se uno dei simboli della loro città, “lu cambanile de lu ddome”, dovrà essere messo in sicurezza. Ovvero cinto, e forse reso irriconoscibile, da gabbie che impediscano alle lesioni causate dal terremoto di compromettere ulteriormente, se non addirittura di far collassare, la struttura risalente al XV secolo.
Per ora, comunque, non è il caso di fare allarmismi. La recinzione installata venerdì sera alla base della torre campanaria, a seguito di un’ordinanza del sindaco scaturita da una conferenza di servizi, serve a preparare il campo a verifiche più puntuali sulle lesioni del campanile. Uno dei due tecnici incaricati dal Comune, l’ingegnere Gabriele Di Felice Ardente (l’altro è l’architetto Luca Falconi Di Francesco), spiega al Centro: «La prossima settimana si va su con il cestello e si osservano da vicino le lesioni causate dal sisma del 2016. Poi si decide il da farsi. Cosa potrebbe essere necessario fare? Una cerchiatura della torre, se opportuna». Si deve in effetti parlare di “lesioni”, al plurale, anche se a preoccupare è soprattutto una lunga fenditura – ben visibile da piazza Martiri della Libertà – che parte subito sotto le campane, “scavalla” l’orologio e arriva diversi metri più in basso. «Ma ce ne sono altre», ribadisce Di Felice Ardente, «che vanno monitorate e seguite». A proposito di monitoraggi, l’ingegnere – che è anche il tecnico di fiducia della Curia vescovile – sottolinea: «Il campanile del duomo da quando c’è stato il terremoto viene monitorato costantemente, anche con l’utilizzo di droni, e la Curia ha affidato mesi fa indagini geognostiche sulla sua stabilità, delle quali si occupa un docente universitario».
Insomma, finora non si è stati con le mani in mano. Di sicuro ha colpito il fatto che ci sia voluto un anno esatto dalla scossa del 30 ottobre 2016, quella che in città ha fatto più danni, per metter su un’attività di verifica diretta delle lesioni della torre campanaria. «Ma ci sono i tempi tecnici», dice l’assessore comunale ai lavori pubblici Franco Fracassa, «legati all’elaborazione e poi alla presentazione della scheda Aedes e alla necessaria autorizzazione da parte del Cor, l’organo regionale che gestisce l’emergenza sisma».
Una cosa è certa: quella che verrà decisa a giorni sarà una semplice messa in sicurezza. Per risolvere i problemi strutturali dell’intera cattedrale (dove ci sono altre parti chiuse per terremoto, vedi la cappella barocca) serve un intervento da milioni di euro del quale si occuperà direttamente il ministero dei Beni culturali. «La cattedrale di Teramo è inserita nell’elenco di chiese su cui s’interverrà a breve», rassicura Di Felice Ardente, «è nell’ultima ordinanza firmata da Errani».
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