Campitelli: se puniscono il Teramo, lascio il calcio
Da Catanzaro gli inquirenti ribadiscono: «C’è stata una combine»
TERAMO. La partita cominciata due giorni fa è mortale. In ballo non c’è solo la perdita della serie B, e scusate se è poco, ma la stessa sopravvivenza del calcio a Teramo. Martedì, dopo aver ricevuto dalla polizia l’avviso di garanzia per frode sportiva, Luciano Campitelli ha confidato a un amico: «Se dovessero punire il Teramo, in qualsiasi modo, lascerei il calcio». E ci sono pochi dubbi che lo farebbe. Il ciclone Savona, insomma, minaccia di non lasciare nulla in piedi dietro di sé.
L’ACCUSA. Se martedì c’era stato almeno un contraltare alle notizie tremende che arrivavano da Catanzaro nelle parole – non sappiamo se di circostanza o sincere – di Campitelli, che ha provato a rassicurare la piazza sul fatto che «il Teramo è estraneo e nessuno ci toglierà la B», ieri il presidente si è chiuso nel silenzio. Da Catanzaro, sede della direzione distrettuale antimafia che indagando su un boss di ’ndrangheta ha scoperchiato il pentolone del calcioscommesse, sono invece continuate ad arrivare bordate tremende. Il procuratore capo della città calabrese, Vincenzo Lombardo, nella conferenza stampa tenuta per annunciare gli ulteriori 15 arresti dell’operazione “Dirty soccer” (vedi pagina a fianco), ha parlato così di Savona-Teramo: «Il risultato di 2-0 è quello che risulta dalla combine. Alcuni giocatori hanno opposto resistenza e questo va a loro onore, ma Di Nicola che è il tramite, perché riceve incarico dal presidente del Teramo, trova un’altra via, che è un dirigente del Savona, e questa cosa poi funziona». In realtà Marco Barghigiani – che avrebbe accettato i 30mila euro del Teramo da Ercole Di Nicola – non è un dirigente ma un consulente di mercato del Savona e nell’avviso di garanzia non è chiarito quali giocatori della squadra ligure siano stati comprati. Tuttavia, l’impressione che deriva da queste dichiarazioni è che gli inquirenti calabresi abbiano in mano delle intercettazioni telefoniche molto circostanziate e, quindi, compromettenti. A rafforzare la sensazione sono le dichiarazioni rilasciate a una tv da Rodolfo Ruperti, capo della squadra mobile di Catanzaro (in procinto di passare a dirigere quella di Palermo per meriti acquisiti sul campo): «Il voluminoso materiale intercettivo ci dice che quella partita è combinata». Insomma, le vere carte dell’accusa non sono ancora sul tavolo – l’avviso di garanzia è un raccontino senza dettagli, un’estrema sintesi dell’ipotesi accusatoria – ma l’accusa ostenta sicurezza. Se sia un bluff lo scopriremo più avanti. Per ora tanta certezza da parte degli inquirenti non può che far paura, qui a Teramo.
LA DIFESA. Sul versante difensivo, per ora bisogna accontentarsi. Renato Borzone, l’avvocato romano scelto da Campitelli, dice al Centro: «Non si capisce dall’avviso di garanzia quali sarebbero i calciatori comprati e come sia avvenuta la combine. Tenderei ad escludere che ci siano telefonate del presidente Campitelli. Faccio notare che il mondo del calcio è pieno di millantatori e mestatori». Concetto espresso pure da Ruperti («Non c'è stata telefonata intercettata in cui non si parlava di gare truccate, tant'è che abbiamo anche dovuto fare una scrematura delle millanterie»). Libera D’Amelio – che ha deciso di difendere Marcello Di Giuseppe nonostante sia già il legale di Ercole Di Nicola, e il fatto che il ds biancorosso abbia scelto proprio lei suscita più di un malumore nell’ambiente sportivo – si dice pronta a sollevare un’eccezione di competenza territoriale («I fatti contestati sono avvenuti a Savona», fa notare) e a nome di Di Giuseppe dichiara: «Da parte sua c’è grande fiducia, è assolutamente sereno ed è possibile che sia in grado di dare molto presto delle spiegazioni». Il riferimento è forseall’interrogatorio di garanzia che Campitelli e Di Giuseppe dovranno sostenere mercoledì prossimo, 17 giugno, davanti al pm di Catanzaro. Tuttavia i due potrebbero avvalersi della facoltà di non rispondere e, non conoscendo cosa ha in mano la procura, sarebbe forse la scelta più saggia. Ma, ovviamente, il versante penale della vicenda interessa poco o nulla rispetto a quello sportivo. Che fa veramente paura.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

