Candidati in piazza: tutti contro Brucchi e Manola

I due “big” hanno disertato il confronto fra i sette aspiranti sindaco e gli altri cinque hanno attaccato chi ha governato e chi doveva fare opposizione
TERAMO. I due principali "competitor" non c'erano. Maurizio Brucchi e Manola Di Pasquale hanno declinato l'invito e così gli altri cinque candidati sindaco li hanno presi a bersaglio nei loro interventi, al contempo evitando accuratamente di punzecchiarsi tra di loro. E’ stato un confronto monco, ma comunque abbastanza vivace quello che si è svolto ieri pomeriggio in piazza Martiri (nella foto un momento della manifestazione) davanti alle circa duecento persone che hanno ascoltato le proposte, ma soprattutto le invettive all'indirizzo dei due assenti da parte dei cinque candidati sindaco che si sono presentati.
Ha iniziato Berardo Rabbuffo affermando che «gli ultimi cinque anni sono stati i peggiori della storia di Teramo», evitando di criticare i cinque anni precedenti, quelli in cui era vice sindaco di Chiodi («vice sindaco di Teramo», ha tenuto poi a precisare). «La città è ferma», ha aggiunto, «nessuna decisione, non sono stati fatti nemmeno i soliti asfalti elettorali. L’unica cosa che ha distinto questa amministrazione sono state le tasse», in particolare quella sui rifiuti. «La Team», ha aggiunto, «è diventata un ministero, costosissima per la città». Ma Rabbuffo ne ha avuto anche per la Di Pasquale e il Pd perché «a Teramo è mancata l'opposizione, l'unica cosa che distingue una democrazia da una dittatura».
Poi è stato il turno di Fabio Berardini, il candidato del Movimento 5 Stelle, che ha preso spunto da un titolo del Centro sul sindaco Brucchi che ha promesso di tagliare del 40% la tassa sui rifiuti. «Brucchi promette», ha polemizzato Berardini, « noi abbiamo un candidato sindaco che a sette giorni dalle elezioni promette. In cinque anni non ha trovato il modo di ridurre la tassa sui rifiuti e adesso promette il taglio del 40%». Poi il candidato del M5S ha annunciato che in caso di vittoria «Teramo avrà sindaco e assessori che lavoreranno a tempo pieno: basta con i doppi incarichi». Un invito ai cittadini a riprendere in mano il governo della città è stato rivolto dal candidato dei movimenti civici Gianluca Pomante. «Non aspettiamoci favori dai politici», ha detto, «cominciamo a pensare positivo e chiediamoci cosa possiamo fare noi per la nostra città». Una città «intasata dal traffico, con i monumenti abbandonati», l’ha definita Pomante, ma che puntando sulle sue eccellenze «ha le risorse per ripartire da sola, senza l’aiuto di nessuno.Noi vogliamo rivitalizzare Teramo con fiere, eventi culturali e turistici».
«Da cittadina sono stanca di ascoltare le promesse dei politici», ha esordito Graziella Cordone, candidata di Sel e di “Città di virtù”, «solo ora i politici dicono che ci vogliono ascoltare, ora che ci sono le elezioni: questa non è democrazia». Come non lo è quando si prendono decisioni importanti senza coinvolgere la gentei: «Perché», si è chiesta polemicamente, «Teramo ha cambiato volto senza che nessuno abbia mai chiesto ai cittadini come la volevano?»
Attacco all’estabilishment teramano anche da parte di Giorgio Giannella, candidato di Prospettiva Comune: «E’ importante ricordare chi ha governato questa città: nomi, cognomi e dinastie». E poi un attacco a sinistra: «Chi doveva fare opposizione in questi anni non l’ha fatta». (e.a.)
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