Cani randagi trasferiti all’Aquila Domani c’è il sit-in di protesta

ALBA ADRIATICA. Parte il trasferimento dei cani randagi ospitati nella struttura intercomunale di Alba Adriatica e scatta la protesta. È fissato per domani alle 9, davanti al canile dell’Unione dei...
ALBA ADRIATICA. Parte il trasferimento dei cani randagi ospitati nella struttura intercomunale di Alba Adriatica e scatta la protesta. È fissato per domani alle 9, davanti al canile dell’Unione dei Comuni Val Vibrata guidata da Massimo Vagnoni, il sit-in di protesta contro lo spostamento degli animali. Ad annunciarlo è Elisa Pizzingrilli, presidente dell’associazione “Cani liberi Odv” che gestisce la struttura e ha appena ricevuto la comunicazione del trasferimento in un canile privato aquilano a partire da mercoledì prossimo. Si tratta, secondo lei, di una scelta inaccettabile. «Quel canile non solo non collabora con nessuna associazione del posto per promuovere le adozioni dei cani, non solo si è presentata con un’offerta economica di mantenimento degli animali minima per non dire ridicola, ma cosa ben più grave secondo il rapporto annuale del randagismo è la struttura con la più alta percentuale di morti», evidenzia Pizzingrilli, «e ha chiuso il 2022 con già quasi il numero massimo di cani presenti consentiti dalla legge regionale del 2013». La presidente ricorda, invece, che il rifugio “Canalba” ha fatto adottare 10.300 cani.
«Cani liberi Odv si era già precedentemente relazionata con i Comuni e la Asl palesando che a breve verrà realizzato un nuovo rifugio dove potrà continuare ad accudire i cani egregiamente come fatto negli ultimi quattro anni», aggiunge Pizzingrilli, «tant’è che anche il coordinamento delle associazioni abruzzesi, di cui fa parte, ha scritto all'Unione dei Comuni Val Vibrata per ottenere una proroga fino al compimento dei lavori nella nuova area, ricordando che secondo la legge regionale i sindaci hanno la responsabilità della tutela e del benessere dei cani di loro proprietà e che quindi trasferire questi, tra cui molti anziani con particolari necessità, fobici e mordaci, in un canile sovraffollato, dove non ci sono volontari e che per giunta vorrebbe mantenere questi cani con una cifra minima, non è rispettarne la tutela e il benessere, ma significa cagionare loro un danno a livello fisico e comportamentale». La presidente chiede quindi come sia possibile rispettare questi principi «in un ostello con oltre 250 cani e senza volontari».

