Canile lager, truffato il Comune di Roseto
Il titolare della struttura, in provincia di Ancona, incassava i soldi ma dava via i cani o li teneva malnutriti
ROSETO. Anche i randagi di Roseto finivano nel canile della provincia di Ancona. I Comuni pagavano la struttura perché custodisse cani abbandonati, evitando così che diventassero randagi, ma il titolare incassava i soldi e dava in adozione gli animali a privati. I cani che rimanevano nel canile erano malnutriti e lasciati sempre senza cibo nei giorni festivi. Due di questi animali malati sono morti perché evidentemente non curati in maniera adeguata. Con l’accusa di truffa aggravata e maltrattamento di animali, gli agenti del corpo forestale di Senigallia hanno denunciato il titolare di un canile della zona, che avrebbe incassato 35mila euro da quattro Comuni, approfittando dei piani di prevenzione del randagismo adottati dalle amministrazioni comunali. Circa trentamila euro li aveva versati il Comune di Roseto, la somma restante è stata pagata dalle amministrazioni di Ascoli Piceno, Senigallia e Cerreto d’Esi. L’indagato, accusato anche di abuso di professione, rischia fino a cinque anni di reclusione. E dire che il Comune di Roseto aveva adottato una soluzione molto conveniente per quanto riguarda il ricovero e la cura dei randagi, sia per l’ente, sia per gli animali. Ma alla luce dei fatti si trattava di un vantaggio solo sulla carta. L’amministrazione comunale aveva infatti stipulato un contratto con un pagamento forfettario per 50 cani e oltre, mentre per un numero minore era previsto un compenso per ciascun animale. Questo perché in passato si erano toccate punte di oltre 60 cani affidati al canile, tanto che la spesa da 28mila euro nel 1996 era aumentata a 70mila nel 2011. Con il nuovo contratto, poi rinegoziato per la riduzione del 5 per cento, il Comune ha spinto molto sull’adozione, tanto che negli ultimi tempi il numero dei cani ricoverati era ridotto a una ventina, per una spesa di 19.440 euro all’anno. Questo perché la formula imposta dal Comune incentivava la ditta affidataria a dare in adozione i cani ma, soprattutto, si era frenata quella corsa all’incremento esponenziale che si era registrato negli anni passati. D’altronde la ditta aveva tutto l’interesse a tenersi i cani in quanto il corrispettivo era fisso per ciascuna unità, a prescindere dal numero totale. Inoltre il Comune di Roseto effettuava dei controlli periodici attraverso visite al canile dell’agente ambientale insieme al consigliere Enzo Di Giulio, veterinario di professione, dai quali è sempre risultato tutto a posto.
Federico Centola
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