Canoni troppo alti: è a rischio chiusura la scuola per i sub

L’associazione “Up and Down”: «I costi sono insostenibili, l’unica soluzione è un consorzio di piccoli concessionari»
GIULIANOVA. Dura protesta contro l’aumento dei canoni demaniali da parte del presidente dell’associazione sportiva Up And Down Giuseppe Di Filippo, che minaccia addirittura la chiusura della struttura realizzata in spiaggia e dove vengono istruiti i subacquei. Attraverso una lettera, il presidente e istruttore di sub Di Filippo intende denunciare un «abuso triplo» come egli stesso lo definisce, ufficializzato tramite Pec del Comune di Giulianova nei giorni scorsi. La protesta dell’associazione non a scopo di lucro nasce infatti da tre fattori. Il primo: «Mentre per le grandi concessioni l’aumento del canone demaniale per l’annualità 2022 si attesta al 7,95%», sottolinea Di Filippo, «per noi piccoli concessionari nel corso degli ultimi tre anni è lievitato fino al superare il 400%: nel 2023 ci toccherà corrispondere 3.377,5 euro di canone». Il secondo: per Di Filippo, con tale minimo applicato non ci sarebbero differenze fra impianti a scopo di lucro e senza, penalizzando la sua categoria, precedentemente agevolata del 50% essendo la società iscritta all’albo del Coni, e chiede pertanto se esistono i presupposti per un’indagine di costituzionalità, vedendosi disconosciuti questi diritti. Il terzo: «L’applicazione di tali minimi», precisa l’istruttore subacqueo, «è anche retroattiva di due anni, pur avendo rinnovato la concessione per altri 15 anni, per un totale di 9.000 euro, ovvero 600 euro all’anno, che entrano nelle casse dello Stato». Di Filippo ricorda che «dopo aver presentato un progetto nel 2008, con successiva trafila burocratica per ottenere il permesso di costruire nel 2015, siamo riusciti a realizzare una sede sul demanio marittimo, inaugurata nel 2021, superando ostacoli giudiziari e burocratici e senza alcun finanziamento: un investimento di tempo e denaro solo mosso dalla passione».
Di Filippo propone alle altre associazioni non lucrative presenti sul demanio giuliese di riunirsi in un consorzio per poter mitigare le spese: «Siamo 50 soci», afferma, «e tutte le quote versate non bastano per pagare il canone demaniale: rischiamo di chiudere continuando così, a meno che non ci si organizzi per unirci in un consorzio». Sulla questione sollevata da Up and Down interviene il presidente dell’associazione “I Caliscendi” Federico Ciccone, che si trova in una situazione analoga: «Non sono contrario alla creazione di un consorzio ma per quanto riguarda la realtà dei caliscendi è un discorso delicato, perché molti proprietari sono legati affettivamente alla propria struttura: non si tratta di un semplice box di rimessaggio ma ogni caliscendi ha un valore simbolico per chi lo possiede, che quindi difficilmente rinuncerebbe alla proprietà».
©RIPRODUZIONE RISERVATA

