Cantiere fermo alla villa, la ditta chiede un maxi risarcimento

Lettera al Comune: la cifra sarebbe superiore ai 100mila euro. Impresa e amministratori tacciono in attesa di avviare una trattativa, l’ente intanto deve trovare 80mila euro per riprendere i lavori
ROSETO. «Abbiamo fatto una comunicazione con delle rimostranze all’amministrazione comunale di Roseto, a causa del fermo dei lavori alla villa comunale che dura da oltre un anno e mezzo». A dirlo è David Granatelli, amministratore unico di “Dag costruzioni”, la ditta che ha in appalto i lavori di ristrutturazione e adeguamento sismico della Villa. La ditta, infatti, ha richiesto al Comune, per il cantiere fermo da un anno e mezzo e le attrezzature bloccate, un risarcimento danni che andrebbe ben oltre i 100mila euro. Una doccia fredda per l’ente, già alle prese con una forte carenza di risorse. Dal Comune, in attesa di sedersi a un tavolo con la ditta, bocche cucite sulla vicenda, che inizia a pesare non poco sull’attività amministrativa. I lavori di adeguamento sismico infatti, partiti circa tre anni e mezzo fa durante l’amministrazione guidata dall’ex sindaco Enio Pavone, in un primo momento si sarebbero dovuti concludere entro dicembre 2017, ma una perizia di variante, dovuta a una serie di interventi “non previsti”, ha determinato un primo ritardo. Gli attuali amministratori speravano di riaprire la villa entro giugno 2018, ma ecco un’altra perizia di variante per “imprevisti” da parte dei progettisti. Siamo a dicembre 2019, ma la perizia di variante ancora non viene approvata in giunta comunale: servirebbero infatti ulteriori 80mila euro, oltre al finanziamento regionale di un milione e 140mila euro, per approvare la perizia e completare il piano terra, che dovrebbe ospitare la sede del Coc, il centro operativo comunale.
Si prospettano dunque ulteriori ritardi per la ripresa dei lavori, e sicuramente la prossima estate la Villa sarà ancora bloccata dal cantiere. Anche se dovesse essere completato il piano terra, comunque, lo storico edificio di Roseto, simbolo della cultura cittadina per anni, non tornerebbe a totale disposizione dei cittadini: si dovranno infatti completare anche il primo e il secondo piano con ulteriori 450mila euro, soldi che potrebbero uscire fuori solo con la vendita di uno dei beni comunali all’asta. La chiusura forzata dell’edificio, inoltre, rappresenta un handicap per Roseto perché in questo momento, soprattutto dopo la chiusura del cinema Odeon avvenuta nel mese di aprile 2017, non c’è un vero e proprio spazio culturale e di aggregazione nella città. Fortuna che l’ex parroco del Sacro Cuore padre Antonio ha voluto fortemente la realizzazione del teatro-officina dell’arte “Piamarta”, con 200 posti a sedere, a disposizione delle associazioni del territorio.
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