Cantiere navale, costi alti per smaltire l’eternit e le resine

Roseto, secondo i piani i capannoni saranno abbattuti per avviare i lavori sul Vomano ma il proprietario si oppone
ROSETO. Tocca alla Provincia provvedere allo smaltimento di quel che resterà del cantiere nautico di Roseto dopo che verrà demolito. Sempre ammesso che si verifichi davvero tale eventualità, visto che il proprietario, Giovanni Baroni, pare fermamente intenzionato a dare battaglia. Intanto chiusa la fase burocratica, peraltro piuttosto complicata, la custodia dei capannoni e di tutto quello che contengono passerà dal Comune all’amministrazione provinciale, che prenderà la guida dell’intera operazione. «La Provincia», spiega l’assessore comunale ai lavori pubblici, Fabrizio Fornaciari «ha già accantonato le risorse finanziarie necessarie per procedere sia allo smaltimento del materiale di risulta, sia alla conservazione dei beni contenuti nei capannoni».
Bisognerà però valutare se i fondi disponibili basteranno a portare a termine i lavori di bonifica, visto che la copertura dei capannoni e degli uffici è in eternit, il cui smaltimento prevede delle procedure molto laboriose e, per questo, particolarmente costose. Stesso discorso per i materiali utilizzati per costruire le imbarcazioni, in particolare resine e vernici, che necessitano anch’essi di rigidi protocolli per lo smaltimento, sempre ammesso che si trovino davvero all’interno dei capannoni.
Il procedimento prende il via quattro anni fa, quando cioè un progetto della Regione, prevedeva lo spostamento dell’argine fluviale che sarebbe dovuto passare proprio dove c’è il cantiere. Va sottolineato che la struttura si trova alle spalle del porto turistico e proprio a ridosso dell’ultimo tratto del fiume Vomano, pertanto in una posizione strategica per il futuro sviluppo dell’intera zona. Ma com’è stato possibile procedere con un provvedimento tanto drastico dopo quasi 50 anni dall’inizio dell’attività del cantiere nautico? Secondo il Comune, come si legge nella nota inviata dallo stesso ente all’imprenditore, per “occupazione senza titolo di terreno appartenente al demanio pubblico dello Stato”.
Un intervento non proprio tempestivo, dunque, visto che Baroni costruisce imbarcazioni dal 1968 e sostiene di essere in possesso di regolari licenze, peraltro rilasciate anche dal Comune, già dal 1971, ottenendo importanti successi come la vittoria in un campionato europeo ‘offshore’ con il modello ‘Delfino’. L’imprenditore, dal canto suo, sta cercando in tutti i modi di salvare la sua azienda così come i posti di lavoro, visto che all’interno del cantiere sono ancora occupati cinque dipendenti.
Ma secondo i progetti dei tecnici incaricati il cantiere deve essere demolito perché l’intera area dovrà avere un assetto diverso il che comporterà una netta riduzione dei rischio idraulico, nel senso che non ci dovrebbero essere più le inondazioni che si sono verificate nel passato. Tutto ciò dovrebbe dare il ‘la’ a nuovi investimenti, anch’essi fino a oggi bloccati sempre a causa della spada di Damocle rappresentata dall’instabilità idrogeologica dell’intera zona. Una volta terminata la fase di messa in sicurezza, il Comune potrà dare il via alla realizzazione del braccio a mare, sempre nel medesimo tratto di costa, grazie al finanziamento di un milione 700mila euro già messo a disposizione dalla Regione.
Federico Centola
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