Canzano, rinviati a giudizio in 11 per false attestazioni sui lavori

4 Dicembre 2014

CANZANO. Nello stesso giorno in cui deve incassare la sconfitta in giudizio per il caso di Corropoli, il pubblico ministero Stefano Giovagnoni vede rinviate a giudizio tutte e undici le persone che...

CANZANO. Nello stesso giorno in cui deve incassare la sconfitta in giudizio per il caso di Corropoli, il pubblico ministero Stefano Giovagnoni vede rinviate a giudizio tutte e undici le persone che ha indagato, sempre per presunti raggiri post-terremoto, a Canzano. In questo caso si tratta di esponenti del mondo dell’edilizia: legali rappresentanti, amministratori, direttori dei lavori e procuratori di società appaltatrici o sub appaltatrici. Questi i loro nomi: Rossella Marini, Alfredo Bizzarri, Diego Zingariello, Fabio Fabbri, Daut Tafa, Rosita Stella Di Donato, Mauro Marani, Giorgio Di Domenico, Piergiorgio Di Carlo, Giovanni Di Teodoro e Gabriele Soffiaturo.

Il giudice per le udienze preliminari Giovanni de Rensis ha fissato per loro l’inizio del dibattimento al prossimo 3 giugno. Sono tutti accusati di truffa o tentata truffa, alcuni anche di falso. Perché? In questo caso, a quanto pare, le lesioni da terremoto alle case di Canzano erano vere. Truffaldina sarebbe stata la certificazione prodotta dalle imprese che hanno effettuato i lavori di ristrutturazione. Nel cosiddetto computo metrico estimativo – il documento attraverso la cui compilazione si perviene a definire il costo di costruzione di un'opera edilizia – le imprese sotto accusa avrebbero dichiarato una quantità di lavoro gonfiata, mentre in realtà le opere effettivamente realizzate sarebbero state meno e così i soldi che gli appaltatori avrebbero dovuto incassare dallo Stato.

La Procura si è mossa sulla base di esposti e la guardia di finanza ha sequestrato, nel corso dell’indagine, quasi duecento pratiche riguardanti case lesionate di categoria A. Queste pratiche sono state fatte esaminare da un consulente tecnico d’ufficio, che in alcuni casi ha registrato una differenza tra il lavoro certificato e quello svolto. Di qui il rinvio a giudizio.(d.v.)

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