Capannone crollato per la neve A processo il re dei prefabbricati

14 Maggio 2019

In aula con l’imprenditore D’Eugenio, fornitore della copertura, anche il progettista e il collaudatore  La Procura: «Ci fu un’errata previsione progettuale». Il proprietario rimase gravemente ferito 

TERAMO. Il caso riporta alla mente i drammatici giorni del gennaio 2017, quelli tra scosse di terremoti e maxi nevicate. Perché fu proprio il peso della neve a provocare il crollo del tetto del capannone prefabbricato Sval di Sant’Omero, punto vendita all’ingrosso e al dettaglio di prodotti per il giardinaggio. Per quel crollo, che causò anche il ferimento del proprietario, sono finiti a processo in tre tra cui il 74enne imprenditore rosetano Alfonso D’Eugenio nella sua veste di amministratore della Italprefabbricati, azienda leader del settore a livello nazionale (difeso dall’avvocato Fabrizio Acronzio). Con lui Roberto Pesce, 53 anni, nella veste di progettista della struttura prefabbricata e direttore dei lavori in stabilimento (difeso dall’avvocato Nicola Pisani) e Rossano Ruggieri, 63 anni, in qualità di collaudatore statico (difeso dall’avvocato Biagio Giancola).
Il processo, in corso davanti al giudice monocratico Flavio Conciatori, è stato aggiornato a giovedì pomeriggio per la sentenza. Il pm Davide Rosati, titolare del fascicolo, contesta a tutti il crollo di costruzioni. «Mediante una pluralità di condotte indipendenti tra loro ma ciascuna determinante nella causazione dell’evento, nonchè comportante la violazione delle diverse nome di legge indicate», si legge nel capo d’imputazione, «cagionavano per colpa un duplice crollo della copertura di un edificio industriale di proprietà della Sval con conseguente pericolo per la vita e l’incolumità di un numero indeterminato di persone». Nel capo d’imputazione si contesta anche il reato di lesioni colpose, ma a questo proposito va detto che il ferito, che all’epoca riportò una prognosi di 40 giorni, dopo il risarcimento non si è costituito parte civile. Secondo il capo d’imputazione, «i crolli causalmente originati dal carico di neve gravante sulla copertura dell’edificio, erano determinati dall’errata previsione progettuale causata da una sovrastima delle resistenze dei tegoli di copertura». Nell’ambito dell’evoluzione processuale gli avvocati difensori hanno presentato, qualora in via subordinata il tribunale dovesse riqualificare il reato nell’ipotesi contravvenzionale di rovina di edifici, una istanza di oblazione.
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