Caporalato, la mamma resta ai domiciliari

Il giudice respinge la richiesta di scarcerazione per la donna indagata insieme al figlio ora in carcere
TERAMO. No al permesso di andare a lavorare, no alla revoca degli arresti domiciliari: il giudice Roberto Veneziano scandisce un altro passaggio dell’inchiesta sul presunto caso di caporalato ai danni di un migrante per cui un giovane imprenditore agricolo teramano è in carcere e sua madre in detenzione domiciliare.
Il provvedimento riguarda la donna, la 50enne Nicoletta Di Fabio, di fatto titolare dell’azienda agricola di Sant’Atto gestita dal figlio 25enne Marco Di Francesco ma con un altro lavoro, finita ai domiciliari con l’accusa di aver violato il divieto di dimora a Teramo a cui era stata sottoposta inizialmente nell’ambito dell’inchiesta in cui i due sono indagati per sfruttamento del lavoro e intermediazione illecita.
L’imprenditore e la mamma sono accusati (accuse tutte da dimostrare nel corso del procedimento in corso) di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro con violazione dei contratti nazionali e delle norme sulla sicurezza del lavoro. Secondo il migrante, attualmente ospite in una comunità protetta, gli sarebbe stato imposto di lavorare dodici ore al giorno per occuparsi di bestiame con l’obbligo di fare da custode anche nelle ore notturne. Tutto per 500 euro al mese e l’alloggio in una roulotte senz’acqua e senza luce posizionata vicino alla stalla, a Sant’Atto. Nei giorni scorsi il migrante, che si è trova in una comunità protetta, ha confermato le accuse nel corso di un incidente probatorio chiesto dal pm Francesca Zani, titolare del fascicolo. Mamma e figlio sono difesi dagli avvocati Franco Patella e Lidia Serroni.(d.p.)

