Caporale in aula: «Era regolare prendere doppi rimborsi»

TERAMO. Nel processo per peculato e truffa che vede davanti ai giudici del collegio l'ex direttore generale dello Zooprofilattico Vincenzo Caporale, accusato di aver indebitamente percepito doppi...
TERAMO. Nel processo per peculato e truffa che vede davanti ai giudici del collegio l'ex direttore generale dello Zooprofilattico Vincenzo Caporale, accusato di aver indebitamente percepito doppi rimborsi in relazione alle trasferte istituzionali a Parigi, nella sede dell'Oie (l'organizzazione mondiale della sanità animale), ieri mattina lo stesso Caporale ha rilasciato dichiarazioni spontanee respingendo ogni accusa.
«La prima volta che sono andato a Parigi, parlando dei rimborsi, il direttore amministrativo mi ha detto che avevo diritto sia all'indennità di missione da parte dell'Istituto che al rimborso per 'diem' dell'Oie», ha detto Caporale, «in quanto l'indennità di missione andava a coprire il disagio di lavorare all'estero. Da quel momento in poi io non mi sono più preoccupato. Non mi sono preoccupato di dire che avevo avuto il rimborso Oie perché la segreteria lo sapeva perfettamente che c'erano quei rimborsi, era scritto negli inviti dell'Oie, e avrebbe dovuto comunicarlo agli uffici. Il direttore amministrativo mi aveva detto che avevo diritto ad entrambi e non c'era ragione per cui mi dovessi preoccupare di queste cose».
Caporale è inoltre intervenuto anche sui presunti doppi rimborsi delle spese per i taxi, sottolineando come il rimborso Oie coprisse solo il trasferimento dall'aeroporto alla sede dell'organizzazione e non gli altri spostamenti. Nel corso dell'udienza, che è stata successivamente aggiornata a febbraio per gli ultimi testi della difesa e per la discussione, è stato ascoltato anche un teste citato dal pm, una dipendente dell'istituto che lavora nella segreteria di direzione, e un consulente della difesa per il quale «la contestazione dei doppi rimborsi non tiene conto della differenza tra l'indennità di missione, riconosciuta dall'Istituto, e del rimborso per diem, forfettario, riconosciuto dall'Ocse». Per il consulente infatti, trattandosi di due istituti diversi e perfettamente cumulabili, sarebbe da escludere ogni ipotesi di indebiti doppi rimborsi.
L'inchiesta, che vedeva inizialmente indagati anche altri dirigenti dell'Izs per i quali è stata poi disposta l'archiviazione, è a firma del pm Greta Aloisi e condotta dalla guardia di finanza. La Procura contesta a Caporale il peculato accusandolo di aver pagato con la carta di credito aziendale le spese di soggiorno relative alle trasferte Oie presentando all'istituto, al rientro della missione, la relativa documentazione giustificativa senza comunicarne il già avvenuto rimborso da parte dell’Oie. L’accusa di truffa riguarda invece le spese per gli spostamenti in taxi effettuati sempre durante le trasferte. In questo caso, secondo il pm, Caporale avrebbe «presentato all'istituto le ricevute di pagamento degli spostamenti in taxi effettuati in occasione delle trasferte, omettendo di comunicare il già avvenuto rimborso dell’Oie», inducendo così «in errore il personale dell’ufficio risorse umane che liquidava in suo favore rimborsi non dovuti». Nel processo Caporale è difeso dall'avvocato Gennaro Lettieri. (a.m.)
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