Carburanti, scoperta frode fiscale
Licenza revocata a un deposito di Ancarano, maxi sequestro di beni in Campania
ANCARANO. È una presunta maxi frode fiscale nel settore dei carburanti per autotrazioni quella su cui è in corso un’indagine della Procura teramana (pm Stefano Giovagnoni) e che nelle scorse settimane ha portato i funzionari del reparto antifrode dell’Ufficio delle Dogane di Pescara – coadiuvati dai colleghi della Direzione territoriale Campania e dell’Ufficio delle Dogane di Foggia e Mantova e con il supporto dei carabinieri – a notificare vari provvedimenti. In particolare un’ordinanza che ha disposto l’applicazione di misure cautelari (disposte dal gip Lorenzo Prudenzano) nei confronti di cinque società e cinque persone e il sequestro di beni per 1,3 milioni di euro in Campania, Puglia e Veneto.
L’attività di indagine è scaturita a seguito di un controllo effettuato su un deposito fiscale di carburanti con sede operativa ad Ancarano che secondo l’accusa, in un arco di tre mesi, avrebbe emesso numerosi documenti falsamente attestanti il corretto assolvimento dell’accisa gravante su oltre 2 milioni di litri di gasolio per autotrazione mai stoccati nel proprio stabilimento. «L’attività illecita della società di Ancarano», si legge in una nota, «risultata avere sede legale fittizia a Napoli ed essere rappresentata da un prestanome nullatenente appositamente reclutato che non ha mai operato nel settore carburanti, è stata bloccata mediante la revoca della licenza di autorizzazione al deposito e attività di verifica svolte sul territorio teramano sono state il punto di partenza per ricostruire il meccanismo fraudolento che, dalle indagini finora svolte, ha interessato cinque diverse regioni sul territorio italiano ed ha visto il coinvolgimento di un’ulteriore società “cartiera”, con sede legale a Roma e rappresentata da un prestanome residente a Napoli, responsabile di aver emesso false fatture di cessione di carburante mai acquistato per oltre 10 milioni di euro, oltre a due società di trasporto con sede legale in provincia di Foggia e Napoli e a un deposito con sede legale in provincia di Venezia». Sono contestati reati di emissione di fatture e altri documenti per operazioni inesistenti, falsità ideologica del privato in atto pubblico, sottrazione al pagamento dell’accisa.

