Carcere, detenuto spacca il naso a un agente

5 Gennaio 2019

Nuova aggressione a Castrogno. Il sindacato Sappe denuncia: «I reclusi violenti non vengono puniti»

TERAMO. Un altro agente di polizia penitenziaria aggredito e ferito da un detenuto che gli ha spaccato il naso. E’ successo nella sezione comuni del carcere teramano di Castrogno dove un assistente di polizia penitenziaria è stato aggredito alle spalle da un recluso italiano con precedenti analoghi. La denuncia arriva dal sindacato Sappe che torna a sollecitare interventi per uno dei carceri più sovraffollati della regione «abbandonato da tempo dall’amministrazione centrale e regionale», si legge in una nota del sindacato, «diventato ricettacolo di detenuti ingestibili e psichiatrici». Il Sappe ricorda che nel carcere di Castrogno, a fronte di una capienza di 270 posti, i detenuti sono 430 e che mancano 70 agenti in organico. Scrive il segretario provinciale Giuseppe Pallini: «Negli ultimi mesi si sono verificati numerosi episodi di minaccia e tentata aggressione nei confronti dei poliziotti e altri fatti gravissimi si sono verificati per l'ordine e la sicurezza, con detenuti che aggrediscono altri compagni per qualsiasi motivo». Pallini ricorda il recente episodio di un recluso che ha devastato una cella di isolamento. Scrive Pallini nella nota: «Nonostante i gravissimi e ripetuti episodi sempre perpetrati dagli stessi facinorosi i detenuti non vengono puniti adeguatamente con il carcere duro del 14 bis e se vengono puniti non scontano la punizione perchè non la possono sopportare previo prescrizione medica. Servono provvedimenti urgenti e concreti, altro che le fantomatiche linee guida del capo del Dipartimento Basentini». E così chiude Pallini: «Il regime di sorveglianza in particolare prevede restrizioni al trattamento e ai diritti dei detenuti ritenuti pericolosi per la sicurezza penitenziaria. In base all’articolo 14 bis possono essere sottoposti a regime di sorveglianza particolare per un periodo non superiore a sei mesi, che può essere prorogato più volte, ma ogni volta in misura non superiore a tre mesi, i detenuti che con i loro comportamenti compromettono la sicurezza negli istituti penitenziari, quelli che con la violenza impediscono le attività degli altri detenuti, quelli che nella vita penitenziaria mettono in stato di soggezione altri detenuti. E invece tutto questo non avviene». (d.p.)
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