Carcere, un anno tra emergenza Covid e rivolte sventate

La polizia penitenziaria: «La prevenzione ha funzionato» Premiato l’agente che ha salvato un detenuto dal suicidio
TERAMO. Nel giorno in cui la polizia penitenziaria festeggia la sua fondazione, il comandante degli agenti teramani sceglie un dato su tutti: le rivolte sventate nei giorni più bui del lockdown quando da molti carceri italiani arrivavano le immagini di violenze.
E il comandante Livio Recchiuti ricorda come partendo dal contenuto di una conversazione telefonica del familiare di un detenuto che sostanzialmente preannunciava una rivolta di detenuti anche a Castrogno scattò il piano di emergenza interno e quello di difesa esterno. Piani che, in quell’occasione, riuscirono ad evitare il peggio.
Ma nel carcere teramano di Castrogno (uno dei più sovraffollati della regione con i suoi 300 detenuti e con un numero di agenti ridotto) l’emergenza è stata fronteggiata. «La prevenzione durante tutto questo periodo emergenziale legato al Covid», ha detto il comandante, «è stata realizzata soprattutto attraverso una serie di interventi di natura organizzativa finalizzati ad attenuare quanto più possibile tutte quelle situazioni di disagio e di preoccupazione dei detenuti, riconducibili essenzialmente dalla sospensione dei colloqui visivi che, unitamente alla preoccupazione per la diffusione interna del contagio, è stata la ragione scatenante dei moti di rivolta». Ringraziamenti sono andati al direttore Stefano Liberatore.
Nel carcere teramano sono state sistemate otto postazioni fisse per la realizzazione dei colloqui a distanza con i familiari per garantire ugualmente gli incontri da remoto. E non solo. Ai detenuti, inoltre, è stata concessa la possibilità di avere più colloqui telefonici di quelli previsti con i familiari e i difensori. Nel corso della cerimonia è stato premiato il vice sovrintendente Mauro Palanca per aver salvato un detenuto dal suicidio.(d.p.)
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