Carcere violento, chiesto più personale

Il sindacato degli agenti va all’attacco dopo la drammatica rissa tra camorristi. Il direttore: «Episodio imprevedibile»
TERAMO. Se i sindacati rilanciano sulla carenza di personale, il direttore del carcere insiste su un concetto: «Sono episodi gravi ma rientrano nel contesto dell’imprevedibilità». Il giorno dopo la maxi rissa a Castrogno tra affiliati di clan casertani con il detenuto Palladino Spallieri, 28 anni, finito in rianimazione dopo essere stato colpito alla testa con uno sgabello, sul caso imperversano le polemiche. Parallelamente l’inchiesta del pm Silvia Scamurra procede per rissa aggravata da lesioni: reato contestato a tutti e sette, compreso il ferito. Gli altri sei reclusi sono tutti in stato di isolamento.
IL SINDACATO SAPPE. Il sindacato chiede l’intervento del Dap, il dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, e rilancia la carenza di agenti di polizia penitenziaria. «La rissa nel carcere di Teramo», scrivono in una nota il segretario nazionale Donato Capece e quello provinciale Giuseppe Pallini, «conferma che tenere i detenuti a non far nulla, anche nei momenti previsti di socialità, può essere grave e pericoloso. Ma deve fare seriamente riflettere anche sulle pericolose condizioni di lavoro dei poliziotti penitenziari che ogni giorno di più rischiano la propria vita nelle incendiarie celle delle carceri italiane». Aggiungono Capece e Pallini: «Altro che vigilanza dinamica, come vogliono i vertici dell’amministrazione penitenziari. Al superamento del concetto dello spazio di perimetrazione della cella e alla maggiore apertura per i detenuti deve associarsi la necessità che questi svolgano attività lavorativa e che il personale di polizia penitenziaria sia esentato da responsabilità derivanti da un servizio svolto in modo dinamico, che vuol dire porre in capo a un solo poliziotto quello che oggi fanno quattro o più agenti, a tutto discapito della sicurezza. Le idee e i progetti che il capo del Dap Tamburino e il vice Pagano si ostinano a propinare non tengono conto della realtà delle carceri, che non sono collegi per educande, e rispondono alla solita logica “discendente” che “scarica” sui livelli più bassi di governance tutte le responsabilità. E ricadono sulle spalle di noi poliziotti, che stiamo 24 ore al giorno in prima linea nelle sezioni detentive». Per il Sappe «la situazione penitenziaria è sempre più incandescente e rincorrere la vigilanza dinamica e i patti di responsabilità con i detenuti, come vorrebbe il Dap, è una chimera: cosa dovrebbero fare tutto il giorno i detenuti, girare a vuoto nelle sezioni e nei padiglioni detentivi? In carcere quello che manca è il lavoro, che dovrebbe coinvolgere tutti i detenuti dando quindi anche un senso alla pena, non farli stare nell’ozio assoluto. E aprire le celle dodici ore al giorno senza fare nulla non risolve i problemi, anzi!».
IL DIRETTORE Di CASTROGNO. Dice il direttore del carcere Stefano Liberatore: «Sono episodi gravi, ma restano in un contesto di imprevedibilità. Nell’ambito di una gestione apparentemente ordinaria di sicurezza penitenziaria è impossibile, anche alla luce delle ristrettezze economiche del momento, fare ricorso a mezzi di vigilanza straordinari. Anche perchè deve essere sempre rispettato il diritto alla socialità del detenuto». Castrogno ospita attualmente circa 360 detenuti ed è ritenuto uno dei penitenziari più sovraffollati della regione. I sindacati in passato hanno contestato, oltre alla carenza di personale anche il fatto che in carcere ormai da tempo le telecamere non funzionino più. «E’ un problema di cui il Dap è a conoscenza», spiega Liberatore, «e sono allo studio nuove soluzioni di sorveglianza dinamica». La violenta rissa, su cui indaga la polizia penitenziaria, è avvenuta martedì mattina nell’ala dell’alta sicurezza, durante le due ore concesse ai detenuti per uscire dalle celle, andare in cortile o nella saletta.
I sette detenuti coinvolti nella rissa sono tutti dell’area del Casertano: è probabile che la rissa non sia nata da un momento all’altro, ma che il gruppo già da tempo avesse questioni in sospeso e che martedì mattina ci dovesse essere un chiarimento. E’ probabile che nei prossimi giorni la stessa direzione del carcere chieda all’amministrazione penitenziaria dei provvedimenti di allontanamento da Castrogno dei reclusi coinvolti nella violenta colluttazione. Va detto che non è la prima volta che nel carcere teramano si verificano zuffe tra i detenuti, ma è la prima volta che uno di loro resta ferito gravemente. (d.p.)
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