Carte clonate, il Riesame dice no a due scarcerazioni

Respinti i ricorsi per l’imprenditore di Alba ai domiciliari e per il cittadino romeno in carcere Domani davanti ai giudici aquilani le richieste per Marcozzi, ex presidente dell’Anmil
TERAMO. Banda delle carte di credito clonate: il tribunale del Riesame respinge i primi ricorsi. Resta ai domiciliari l’imprenditore di Alba Carlo Bruni, 53 anni, titolare di uno stabilimento balneare, e resta in carcere il 30enne romeno Ionel Ovidiu Marcu Malain, il 50enne romeno. I giudici aquilani hanno respinto i ricorsi presentati dal loro legale Tiziano Rossoli.
E nei prossimi giorni il Riesame deciderà sui ricorsi presentati per Nicola Marcozzi, il 65enne pensionato ex presidente dell’Anmil (l’associazione nazionale mutilati e invalidi del lavoro del tutto estranea all’inchiesta) e per Alona Osipova. Dieci sono i coinvolti nella maxi operazione della procura distrettuale antimafia dell’Aquila: per tutti l’accusa è quella di associazione a delinquere finalizzata all'utilizzo di codici di carte di credito clonati, ricettazione e accesso abusivo a sistemi informatici (il reato che ha fatto scattare la competenza della procura distrettuale). La procura contesta anche l’aggravante della transnazionalità: i codici clonati in Pakistan a cittadini stranieri arrivavano successivamente in Italia. A capo dell’organizzazione la procura mette il pakistano Adeel Farooq, residente ad Alba . Scrive nell’ordinanza il gip Romano Gargarella nell’accogliere le richieste di misura fatte dal pm David Mancini: «Farooq è da ritenersi il fulcro dell’attività criminale attorno al quale ruotano gli altri affiliati per i contatti per l’utilizzo e la monetizzazione dei codici illegalmente acquisiti. Farooq è l’artefice di numerose spendite e transazioni mediate l’utilizzo di codici e carte di pagamento contraffatte ricevuti in via principale da un connazionale. La centralità del suo ruolo emerge tra l’altro dal con tenuto di numerosi colloqui dai quali traspare l’indispensabilità della sua opera, senza la quale gli altri indagati sarebbero privi della materia prima per la realizzazione delle transazioni».
E intorno al pakistano, secondo l’accusa, gravitano gli imprenditori finiti ai domiciliari. Nell’ordinanza spuntano anche i nomi di altri nove indagati, quindi non destinatari di misure, che secondo l’accusa farebbero parte dell’associazione. Agli arrestati (tranne che a Marcozzi) vengono contestate diverse transazioni fatte tra il 2013 e il 2014 in varie attività commerciali non solo abruzzesi, ma anche delle Marche e del Molise. Con i codici clonati delle carte di credito (rubati a cittadini americani, australiani e indiani) il gruppo aggredisce anche il mercato on-line per fare degli acquisti di materiali da poter poi rivendere. In tutti i casi, sia nelle attività commerciali sia su internet, molte transazioni non vengono autorizzate.(d.p.)
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