Carte clonate, Marcozzi torna libero

13 Marzo 2015

Il tribunale del Riesame accoglie il ricorso dei legali dell’ex presidente Anmil: non ci sono motivi per tenerlo agli arresti

TERAMO. Banda delle carte clonate: il tribunale del Riesame accoglie il ricorso e scarcera Nicola Marcozzi. Da ieri pomeriggio, e dopo 23 giorni dall’arresto, il 65enne pensionato teramano ex presidente dell’Anmil (l’associazione nazionale mutilati e invalidi del lavoro del tutto estranea all’inchiesta) non è più ai domiciliari. I giudici aquilani hanno accolto le motivazioni degli avvocati Elvio Fortuna e Francesco Ulbar, difensori dell’uomo, che hanno puntato sull’insussistenza dei motivi alla base dell’ordinanza di custodia cautelare: secondo i legali non c’erano nè il pericolo di fuga nè il pericolo di reiterazione del reato. «Prendiamo atto della decisione del Riesame», commenta l’avvocato Fortuna, «e con più serenità ci prepariamo ad affrontare l’instaurando processo». Ieri sono stati discussi anche i ricorsi per altri due degli arrestati nel blitz della polizia: si tratta del 45enne imprenditore Graziano Vagnoni e di Alona Osipova (entrambi ai domiciliari, rispettivamente difesi dagli avvocati Lino Nisii e Florindo Tribotti). Per Vagnoni e Osipova i giudici si sono riservati.

Nei giorni scorsi i giudici aquilani hanno respinto le richieste di scarcerazione per Carlo Bruni, 53 anni, titolare di uno stabilimento balneare (ai domiciliari) e per il 30enne romeno Ionel Ovidiu Marcu Malain (in carcere).

Dieci sono i coinvolti nella maxi operazione della procura distrettuale antimafia dell’Aquila: per tutti l’accusa è quella di associazione a delinquere finalizzata all'utilizzo di codici di carte di credito clonati, ricettazione e accesso abusivo a sistemi informatici (il reato che ha fatto scattare la competenza della procura distrettuale). La procura contesta anche l’aggravante della transnazionalità: i codici clonati in Pakistan a cittadini stranieri arrivavano successivamente in Italia.

A capo dell’organizzazione la procura mette il pakistano Adeel Farooq, residente ad Alba . Scrive nell’ordinanza il gip Romano Gargarella nell’accogliere le richieste di misura fatte dal pm David Mancini: «Farooq è da ritenersi il fulcro dell’attività criminale attorno al quale ruotano gli altri affiliati per i contatti per l’utilizzo e la monetizzazione dei codici illegalmente acquisiti. Farooq è l’artefice di numerose spendite e transazioni mediate l’utilizzo di codici e carte di pagamento contraffatte ricevuti in via principale da un connazionale. La centralità del suo ruolo emerge tra l’altro dal con tenuto di numerosi colloqui dai quali traspare l’indispensabilità della sua opera, senza la quale gli altri indagati sarebbero privi della materia prima per la realizzazione delle transazioni».

E intorno al pakistano, secondo l’accusa, gravitano gli imprenditori finiti ai domiciliari. Nell’ordinanza spuntano anche i nomi di altri nove indagati, quindi non destinatari di misure, che secondo l’accusa farebbero parte dell’associazione. Agli arrestati (tranne che a Marcozzi) vengono contestate diverse transazioni fatte tra il 2013 e il 2014 in varie attività commerciali non solo abruzzesi, ma anche delle Marche e del Molise.

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