Casa Ater non adatta a un bimbo Il Comune sordo alle richieste

2 Settembre 2019

Giulianova, l’alloggio alternativo è disponibile ma l’amministrazione non procede all’assegnazione Il legale della famiglia presenta una diffida e invia gli atti anche al difensore civico e alla Procura

GIULIANOVA. L'abitazione dove vive con il figlio di 9 anni non è idonea a garantire una crescita serena ed equilibrata del bambino. Ma nonostante l’Ater, ritenendo che sussistano tutti i requisiti per assegnare alla donna un nuovo alloggio, abbia già da tempo individuato un appartamento disponibile, il Comune di Giulianova non ha mai provveduto a completare la procedura per l’assegnazione. Tanto che il legale della famiglia, l’avvocato Manola Di Pasquale, ha diffidato il Comune a portare a termine il procedimento, inviando gli atti anche alla Procura di Teramo e al difensore civico regionale, in attesa della nomina del garante per l’infanzia, per valutare eventuali reati penali, civili o amministrativi da parte dell’ente.
La donna vive da anni in un alloggio Ater con una sola camera da letto. La stessa dove due anni fa il marito fu ritrovato senza vita e dove dorme con il figlio, nello stesso letto. Una situazione che, come attestato dalle relazioni della psicologa allegate alle diverse istanze presentate dalla donna agli enti competenti, rappresenterebbe un ostacolo a una crescita serena ed equilibrata del bambino. E questo sia per alla morte del padre all’interno dell’abitazione sia per il rapporto esclusivo instaurato con la madre. Proprio la mancanza di una seconda camera da letto nell’abitazione Ater, in particolare, impedirebbe alla madre di attuare il graduale distacco dal figlio. Da qui la decisione di chiedere un alloggio alternativo. Una richiesta a fronte della quale l’Ater ha immediatamente dato la propria disponibilità, invitando il Comune ad avviare le relative procedure. «Posti in essere tutti gli incartamenti richiesti dall’Ater e dal Comune di Giulianova, ivi compresa la valutazione della situazione di necessità da parte degli assistenti sociali, si individuava il nuovo alloggio munito di due stanze da letto», srive il legale nell’atto inviato al Comune e per conoscenza all’Ater, alla Procura e al difensore civico. L’immobile, però, doveva essere sgomberato dal materiale lasciato dal vecchio inquilino e ripulito e per consentire tali interventi l’Ater aveva consegnato le chiavi dell’appartamento alla donna in attesa della definitiva emanazione del provvedimento di assegnazione da parte del Comune. E così a giugno di quest’anno la signora, dopo aver sistemato l’appartamento, ha sollecitato l’ente alla sottoscrizione del contratto di locazione. «Ma apprendeva dal Comune stesso», scrive ancora il legale nell’atto, «che la deliberazione non era ancora stata effettuata e che erano andati persi tutti gli incartamenti». Da qui la diffida all’ente a completare la procedura, nella quale l’avvocato Di Pasquale ricorda come «i ritardi nell’attribuzione dell’alloggio sono causa di danni alla salute e alla serena crescita emotiva e intellettuale del minore e rappresentano gravi violazioni a diritti tutelati dalla Costituzione italiana e dalla Carta e Diritto europei».
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