Casa dello studente, spariti tre milioni

16 Novembre 2018

I fondi, stanziati per legge, non vengono liquidati all’Adsu che rischia di perderne altri 9,5 perché non può appaltare i lavori

TERAMO. La rinascita della città attraverso il recupero di spazi vecchi e la creazione di nuovi. Si profila questo per Teramo: a giorni è prevista la pubblicazione della graduatoria del bando del Miur a cui l’Adsu di Teramo ha partecipato tempo fa con un progetto da 9,5 milioni di euro per realizzare la casa dello studente.
E la buona notizia è che, dati i presupposti, il progetto dell’Adsu di Teramo ha buone possibilità di classificarsi nella prima fascia, cioè nei progetti che saranno immediatamente finanziati. In sostanza il recupero dell’ex rettorato di viale Crucioli, che si sommerebbe a quello dell’ex manicomio e alla costruzione del polo Agrobioserv potrebbe rappresentare un volano non da poco per la città.
Ma c’è un inghippo. Che, se non rischiasse di pregiudicare tutta l’operazione, potrebbe suscitare un sorriso (amaro) sui garbugli burocratici tutti italiani. Non si ritrovano i fondi che servono a cofinanziare l’opera.
«Grazie all’attivismo del direttore dell’Adsu», esordisce il presidente dell’azienda per il diritto allo studio, Paolo Berardinelli, «abbiamo quasi pronto il progetto esecutivo e abbiamo già il permesso a costruire, in piena intesa con il Comune. Abbiamo partecipato al bando chiedendo 9,5 milioni e usando come cofinanziamento i 3 milioni di euro ottenuti dopo il sisma del 2016 nel decreto “Eventi sismici”, poi convertito in legge. Un finanziamento molto importante, ottenuto grazie alla forza di tutte le rappresentanze politiche locali». Il problema è che questi tre milioni sono per ora virtuali. Sono cioè stati stanziati per legge, ma materialmente non ci sono. Il presidente e il direttore dell’Adsu, Antonio Sorgi, in questi mesi hanno fatto la spola fra due ministeri, il Miur e il Mef, per capire dove fossero finiti. «Ora è stato aperto un capitolo nel bilancio dello Stato, ma manca ancora la cassa», aggiunge Berardinelli, «in sostanza il Miur non ci trasferisce ancora i soldi». «Il timore», aggiunge Sorgi, «è che, visto che la graduatoria del bando verrà pubblicata a breve, noi ci ritroviamo senza cofinanziamento. Significherebbe non poter avviare la gara, visto che questi bandi impongono tempi strettissimi: 180 giorni per il progetto esecutivo».
Il rischio, dunque, di veder sfumare tutto è alto. «Come è stato virtuoso in passato l’impegno dei parlamentari locali per ottenere i fondi del decreto sisma», commenta Berardinelli, « auspichiamo un impegno di quelli attuali per farci liquidare le risorse per il cofinanziamento. In entrambi i ministeri ci sono capitoli di bilancio importanti, che hanno disponibilità di cassa ma hanno però un “tiraggio” lento (non consumano subito tutte le somme, ndr): spostare 3 milioni non è difficile. E’ indispensabile che qualcuno si attivi. Non è un problema solo dell’ateneo, ma con la casa dello studente si riqualifica una parte importante della città. Senza contare che Teramo è una delle poche città universitarie senza un posto letto per gli studenti e non solo».
«E’ importante stare nei progetti finanziati subito, nelle prime due annualità», spiega ancora Sorgi, «perchè c’è una maggiore copertura economica. E’ determinante far sentire tutti insieme la voce del territorio».
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