Casa di riposo, altro sit-in per gli stipendi

10 Settembre 2022

Sindacati e lavoratori protestano davanti ai cancelli della De Benedictis: «Finora solo promesse»

TERAMO. Bandiere dei sindacati e magliette del Napoli calcio, rivisitate per l’occasione. Così ieri Cgil, Cisl e Uil, con una delegazione di lavoratrici in servizio alla casa di riposo De Benedictis, sono tornati a protestare per i mancati pagamenti degli stipendi. C’è chi, fra gli operatori nei servizi di ristorazione e assistenza nella struttura, ha cinque mensilità arretrate. Nei mesi scorsi sono state diverse le iniziative messe in campo per chiedere i versamenti e garanzie per il futuro ma, dicono i sindacati, nulla si èmosso neppure in seguito ai tavoli istituzionali, ai sit-in e alle lettere di diffida. Così ieri è scattata una nuova manifestazione: un presidio davanti ai cancelli della casa di riposo con protagonisti il Napoli calcio e la Regione in virtù dell'accordo col quale l’ente ha stanziato 14 milioni di euro (dal 2020 al 2025) per i ritiri precampionato del club sul territorio abruzzese. Una vicenda finita nella bufera (politica e giudiziaria) che ha caratterizzato la protesta dei lavoratori della De Benedictis al motto di: «Con le divise del Napoli calcio ce lo pagate lo stipendio?».
«C'è chi attende ben cinque stipendi ed è costretto a chiedere aiuto alla Caritas o a non poter pagare affitto e bollette», ha detto Mauro Pettinaro della Filcams Cgil, spiegando la scelta provocatoria di indossare le maglie del Napoli: «La Asp ha 12 milioni di euro di debiti, ma al Napoli la Regione ha dato 14 milioni: indossando le maglie della squadra magari pagano». La Asp1 gestisce per conto della Regione la casa di riposo e per il maxi debito, secondo i sindacati, non ci sono soluzioni concrete. «La Regione fa promesse da dicembre, deve passare ai fatti», ha aggiunto Massimiliano Bravo, segretario provinciale della Uil Fpl. Dopo la manifestazione il sindaco Gianguido D'Alberto ha incontrato una delegazione di lavoratrici e sindacalisti, raccogliendone le preoccupazioni e tornando a chiedere un rapido intervento della Regione. (v.m.)