Case a prova di scossa C’è una data spartiacque
Teramo è zona sismica dal 1983. Il presidente degli ingegneri: «Da allora nuovi criteri per costruire, ma in città anche molti edifici fatti prima sono sicuri»
TERAMO. Quanti e quali sono gli immobili e le private abitazioni costruiti con criteri antisismici a Teramo? Chi può sentirsi al sicuro in caso di una nuova forte scossa? Sono domande che Il Centro ha rivolto al presidente dell'ordine degli ingegneri di Teramo Alfonso Marcozzi che ha fornito una data spartiacque per gli immobili datati, aprendo anche il problema della'assenza di una mappatura.
«Teramo è stata classificata come zona sismica nel 1983», spiega Marcozzi, «invece nelle classificazioni più datate l'area sismica arrivava fino a Ponte Vomano. Dunque da quella data in poi è diventata pratica comune costruire i nuovi edifici tenendo conto dei criteri antisismici e introducendo forze orizzontali».
Legittimo quindi domandarsi se tutti gli immobili costruiti prima di quella data a Teramo siano a rischio. Marcozzi chiarisce: «Sminuiamo gli allarmismi: il fatto che a Teramo moltissimi edifici siano stati costruiti in epoche antecedenti al 1983 non significa che siano a rischio crollo. Lo ha dimostrato il fatto che ci sono stati due terremoti e non ci sono stati particolari problemi, anche perché all'epoca Teramo aveva ottime maestranze, il cemento utilizzato era di buona qualità e non ho motivo di dubitare sull'attenzione che avevano in passato le manovalanze. Di sicuro qualche accorgimento per quegli edifici che hanno più 30-40 anni andrebbe usato. Per cui consiglio ai condomini quantomeno di consultare dei tecnici esterni per dei sopralluoghi che magari possono suggerire quei piccoli interventi, come il blocco di una tamponatura, che con una somma piccola, risolvono tanto e possono fare la differenza nel consolidamento delle strutture».
Impossibile per il presidente degli Ingegneri indicare una percentuale, o una mappatura, su quanti e quali siano gli immobili costruiti con i vecchi sistemi a Teramo «E' il vero grande problema», ammette Marcozzi, «non esiste un censimento che consenta di localizzare con esattezza tutti gli immobili da attenzionare. Noi da tempo stiamo cercando di sensibilizzare le istituzioni affinché facciano questo tipo di percorso che è indispensabile per pianificare anche la distribuzione delle risorse pubbliche da investire. Se avessimo cognizione di quali siano con esattezza le aree sensibili, anche i controlli dopo i terremoti verrebbero eseguiti con criteri più ordinati invece che procedere in base alle segnalazioni».(m.d.t.)
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