Case agli sfollati, assegnata solo una su tre

24 Agosto 2019

Poche domande: sono 53 gli alloggi che saranno occupati sui 147 disponibili. Il sindaco: «Poteva andare peggio»

TERAMO. Poteva andare peggio. La prima fase di assegnazione agli sfollati delle case acquistate tramite la Regione si è conclusa con l’affidamento di poco più di un terzo degli alloggi disponibili. Un risultato non entusiasmante, ma che il sindaco Gianguido D’Alberto giudica sufficiente alla luce della diffidenza con cui l’operazione era stata accolta dagli interessati. «Rispetto al clima iniziale e alle giuste preoccupazioni espresse dai cittadini», sottolinea, «non è andata male». La procedura attivata dal Comune, con partecipazione su base volontaria da parte dei destinatari dell’iniziativa e la possibilità di esprimere tre opzioni preferenziali tra le nuove soluzioni abitative, ha portato all’assegnazione di 53 dei 147 appartamenti individuati dalla Regione.
Il numero degli affidamenti è destinato a crescere perché qualche domanda è arrivata fuori temine ma verrà comunque esaminata dalla commissione incaricata di stilare le graduatorie differenziate a seconda del rapporto tra composizione del nucleo familiare e grandezza dell’alloggio a cui si ha diritto in base alle norme. Per le abitazioni che resteranno comunque libere si aprirà una nuova fase, non più a libera adesione ma di fatto obbligata, i cui tempi e aspetti operativi saranno definiti dal Cor, il centro di coordinamento regionale dell’emergenza post sisma. I prossimi passaggi burocratici per i 53 assegnatari, invece, sono già chiari. Dal Comune riceveranno a breve comunicazione dell’accoglimento della domanda con l’indicazione dell’alloggio affidato. A quel punto avranno 15 giorni per l’accettazione definitiva della soluzione proposta. Eventuali ripensamenti sono rischiosi. Il rifiuto della nuova sistemazione, infatti, comporterebbe la perdita dell’accoglienza alberghiera o del contributo di autonoma sistemazione. Proprio la riduzione delle spese ha ispirato l’iniziativa rivolta in prima battuta a famiglie affidatarie di case popolari dichiarate E, il massimo grado di inagibilità, e risiedono tutt’ora in albergo. «Chi ha partecipato ha tenuto un atteggiamento virtuoso», tiene a evidenziare il sindaco, «ma serve un ulteriore sforzo per completare il percorso». I 94 appartamenti ancora liberi andranno occupati in ogni caso, ma il sindaco insiste sulla provvisorietà della soluzione. «Nessuno può considerarla definitiva», ribadisce, «la priorità resta il rientro dei cittadini nelle loro abitazioni». Secondo l’assessore ai servizi sociali Simone Mistichelli si tratta comunque di un sbocco positivo: «Permette a famiglie che finora hanno vissuto in albergo di tornare in una casa e di riappropriarsi almeno parzialmente della propria vita». Gli assegnatari beneficeranno anche di un contributo di 1.500 euro per il trasloco, ottenibile rendicontando la spesa. Indicazioni dettagliate sull’occupazione dei nuovi alloggi saranno fornite nel corso di un’apposita assemblea. A gestire gli aspetti operativi dell’iniziativa, che il Cor vorrebbe chiudere entro settembre, sarà l’Ater. L’azienda acquisirà gli immobili che entreranno nel patrimonio dell’edilizia residenziale pubblica e in prospettiva saranno utilizzati per rispondere all’emergenza abitativa sul territorio. «Chiameremo gli assegnatari per firmare i contratti», conclude il commissario Ater Nicola Salini, «ma prima dovremo verificare lo stato degli immobili».
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