Case agli sfollati, ci sarà l’assegnazione d’ufficio

Alla scadenza sono arrivate meno domande rispetto ai 35 alloggi disponibili E alcuni nuclei non riusciranno a lasciare gli alberghi entro il termine del 31
TERAMO. È scaduto ieri il secondo bando per gli affidamenti degli alloggi Ater agli sfollati teramani del sisma 2016, e si profila l’assegnazione d’ufficio da parte del Comune di una parte delle 35 case interessate. Se ne saprà di più oggi, ma fino a ieri mattina le domande arrivate in Comune erano meno delle 35 necessarie a coprire la disponibilità. Il punto è che tutti questi alloggi dovranno obbligatoriamente essere assegnati a famiglie assistite dalla Protezione civile per i danni patiti a causa del sisma, e il sindaco Gianguido D’Alberto ieri lo ha ribadito a chiare lettere dicendo: «Noi abbiamo scelto il criterio della volontarietà, ma se dovessero arrivare meno domande si procederà d’ufficio con una qualche forma di sorteggio».
La scadenza di ieri era coordinata con il termine ultimativo del 31 luglio, ormai prossimo: entro quella data, per quanto stabilito dalla Protezione civile dopo l’ennesima (e a quanto pare ultima) proroga, le famiglie terremotate ancora presenti nelle strutture alberghiere dovranno passare al Cas (contributo di autonoma sistemazione) e quindi uscire dagli alberghi in cui sono ospitate, trovando un alloggio in affitto di proprio gradimento o andando in uno degli alloggi acquistati dalla Regione tramite l’Ater.
Questa uscita dagli hotel, ha fatto capire D’Alberto, non avverrà per tutti. Rispetto al termine del 31 luglio, insomma, almeno nel comune di Teramo ci saranno delle deroghe. «Ci sono dei casi particolari», ha detto il primo cittadino, «situazioni eccezionali nelle quali i sindaci devono assumersi delle responsabilità. Si tratta di casi noti ai nostri servizi sociali che giustificano una permanenza, ovviamente temporanea, nelle strutture alberghiere».
D’Alberto ha poi chiarito in un’intervista a Ekuonews.it che le case comunali di via Longo sgomberate anni fa, durante l’amministrazione Brucchi, in vista della loro demolizione e ricostruzione – prevista da un piano di housing sociale poi abortito – non sono utilizzabili da subito per affrontare l’emergenza abitativa in città. «Non sono state lesionate dal sisma», ha detto il sindaco, «ma non sono abitabili, essendo state lasciate in abbandono per anni. Via Longo è un patrimonio da mettere a disposizione per l’emergenza abitativa, ma è necessaria una riqualificazione per la quale stiamo portando avanti un progetto».(d.v.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA.

