Case Ater, in primavera via ai cantieri

A fine mese pronti gli studi di pre-fattibilità per gli alloggi classificati B, dopo il vaglio di Usr e Anac via alla progettazione
TERAMO. C’è una data, o meglio, un periodo fissato per l’inizio della ricostruzione delle case popolari: la prossima primavera. A indicarlo è il commissario dell’Ater Nicola Salini che, dopo due anni d’incertezze dalle prime forti scosse, delinea un percorso per il rientro della maggior parte degli sfollati che sono stati costretti a lasciare alloggi pubblici. Il via libera definitivo all’investimento da 62 milioni di euro per il ripristino dei 597 appartamenti resi inagibili, con diversi gradi di danneggiamento, dai terremoti a cavallo tra fine settembre 2016 e metà gennaio 2017 ha finalmente messo in moto la macchina della ricostruzione.
ALLORA SI PARTE. Per prima cosa serve un quadro degli interventi e dei relativi costi necessari. «Dobbiamo predisporre studi di pre-fattibilità sulle opere da realizzare», spiega Salini, «da sottoporre al vaglio dell’ufficio speciale per la ricostruzione e dell’Anac, l’Autorità nazionale anticorruzione». L’Ater si è già al lavoro sulle schede e stando ai tempi indicati dal commissario, entro fine mese sarà in grado di presentare ai due organismi di verifica quelle relative alle case classificate B, con danni non gravissimi.
BERSAGLIO GROSSO. Proprio queste, infatti, rappresentano la maggior parte dei 597 immobili di edilizia popolare messi fuori uso dal sisma. «Sono circa il 70% del totale del patrimonio al momento non utilizzabile», evidenzia Salini, «e possono essere recuperate in tempi più brevi rispetto a quelle con maggiori danni». Appena ottenuto il nulla osta da parte di Usr e Anac sulla regolarità degli studi, sia per gli aspetti tecnici che per quelli procedurali, l’azienda farà partire la progettazione esecutiva degli interventi e le relative gare d’appalto per l’individuazione delle ditte a cui affidare i lavori.
CANTIERI APERTI. Salvo ulteriori imprevisti, che ovviamente Salini si augura di non incontrare lungo il percorso, per la prossima primavera entreranno in azione le prime squadre di operai nelle palazzine popolari meno lesionate. Prenderà così il via la cosiddetta ricostruzione leggera che dovrebbe consentire alla maggioranza degli inquilini sfollati di vedere quanto meno la fine del tunnel.
TEMPI PIÙ LUNGHI. Non è altrettanto definito, almeno nei piani attuali dell’Ater, il recupero degli edifici che hanno subìto danni pesanti. «In base alle disposizioni che abbiamo ricevuto gli immobili classificati E andrebbero abbattuti e ricostruiti», specifica Salini, «ma ci sono vincoli paesaggistici che impediscono interventi tanto radicali». La ricostruzione delle palazzine in condizioni peggiori, dunque, richiederà una procedura articolata, con tempi destinati inevitabilmente ad allungarsi. Una stima esatta su quanto ci vorrà al momento non viene indicata dal commissario che, però, anticipa il metodo con cui si interverrà sugli immobili gravemente lesionati.
TECNICHE SPECIALI. Per le 121 palazzine classificate E, che avrebbero dovuto essere demolite e rimesse in piedi dalle fondamenta, Salini prospetta interventi in «artroscopia», mutuando il termine dalla chirurgia. «Saranno applicate tecnologie particolari», afferma, «che di fatto consentiranno la ricostruzione delle palazzine dall’interno». In pratica, i profili esterni degli immobili resteranno quelli originari, mentre le parti non a vista da fuori saranno abbattute e ricostruite secondo criteri antisismici. Non sarà un’operazione rapida, ma gli inquilini nel frattempo potranno aspettare nelle case acquistate dalla Regione.
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