Case di Colleatterrato scatta lo sgombero

Notificata l’ordinanza alle 26 famiglie di via Giovanni XXIII. Il sindaco contro le agenzie immobiliari: «Impongono affitti tropo lunghi». Riapre il cimitero
TERAMO. La valigia ce l’avevano già pronta perché già da una settimana la Protezione civile gli aveva detto che le loro case erano parzialmente inagibili e presto se ne sarebbero dovuti andare. Le ventisei famiglie dela nuove case Ater di via Giovanni XXIII a Colleatterrato aspettavano solo la formalizzazione dell’ordinanza che gli è stata notificata ieri e quindi hanno dovuto lasciare le loro case. Appartamenti realizzati appena tre anni fa che si supponeva potessero resistere al terremoto. I danni, infatti, non sono stati particolarmente gravi – gli appartamenti sono stati classificati di categoria B – ma tanto è bastato per mandare fuori 26 famiglie.
È il dramma di questo terremoto “invisibile”, che ha colpito duramente la città anche se in apparenza tutto sembra a posto. Ma è solo un’illusione. In molti casi gli alloggi sgomberati non hanno lesioni apprezzabili, ma sono stati considerati ugualmente a rischio per il pericolo rappresentato dagli edifici confinanti che invece hanno riportato danni più consistenti. In altri le lesioni sono lievi, ma sufficienti a creare un rischio per l’incolumità dei residenti, come è il caso delle famiglie sgombrate dagli alloggi dell’Ater a Colleatterrato. Che ora dovranno decidere – in caso non abbiano altre soluzioni – se optare per l’autonoma sistemazione o essere ospitati in albergo. «Io consiglierei la sistemazione alberghiera», è il parere del sindaco Maurizio Brucchi, «perché si tratta di case di tipo B e quindi se l’Ater accelera i tempi, i lavori di sistemazione possono essere completati nel giro di pochi mesi». Un invito, questo del sindaco, che tiene conto anche di un’altra considerazione: «So che alcune agenzie immobiliari», dice il primo cittadino, «chiedono tre mesi di anticipo e contratti di affitto di un anno. Tutte le spese sono a carico della protezione civile, ma non tutti hanno la possibilità di anticipare tre mesi di affitto e i contratti di un anno sono inutili se si può tornare prima nelle case. Mi incontrerò con i rappresentanti delle agenzie immobiliari perché non possono mettere il cappio al collo alle persone in un periodo difficile come questo».
Il terremoto non ha colpito solo abitazioni provate, ma anche molti edifici pubblici. Tra questi il cimitero monumentale di Cartecchio che – fa sapere l’assessore Franco Fracassa – sarà parzialmente riaperto nei prossimi giorni. «Il 5 gennaio», annuncia l’assessore, «riapriremo i padiglioni 5, 6, 7,11, 12, 13 e 14 che erano chiusi dal 30 ottobre scorso. I padiglioni 8 e 9 (che necessitano di lavori più approfonditi ndr) cercheremo di riaprirli a fine mese». Resta il problema della chiusura dell’ingresso principale che sta causando disagi non solo ai cittadini ma anche ai titolari delle attività commerciali. Ieri c’è stata una protesta dei fiorai che hanno incontrato il sindaco Brucchi facendogli presente che la situane sta causando gravi danni economici. «Il Cor (centro operativo regionale, ndr) ci ha autorizzato a intervenire direttamente per la messa in sicurezza dell’ingresso», fa sapere Brucchi, «per cui presto potremo iniziare i lavori».
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