Case di riposo, scatta lo sciopero per gli stipendi non pagati

Giovedì incrociano le braccia tutti gli addetti ai servizi sanitari, assistenziali e di ristorazione Il sindacalista Pettinaro: «I fondi promessi non sono mai arrivati, ora la situazione è molto difficile»
TERAMO. Dopo gli incontri con le istituzioni, gli appelli, le assemblee e le manifestazioni, scatta lo sciopero. Ad incrociare le braccia nella giornata di giovedì saranno i lavoratori e le lavoratrici che si occupano dei servizi sanitari, assistenziali e di ristorazione delle case di riposo di Teramo e Nereto. Nel mirino della protesta l'annoso ed irrisolto problema degli stipendi che vengono pagati con sistematici ritardi ritenuti non più tollerabili dai sindacati. Che la situazione dell'Asp1, che gestisce le due case di riposo in fibrillazione e quella di Civitella del Tronto, sia difficilissima è cosa nota: un debito da 12 milioni di euro da risanare rende sempre più cupo il futuro delle strutture nonostante gli sforzi che sta mettendo in campo il commissario Roberto Canzio. Nei mesi scorsi Cgil, Cisl e Uil hanno ripetutamente chiesto garanzie e rassicurazioni sia al commissario che alla Regione Abruzzo: questa, in particolare, aveva annunciato lo stanziamento di risorse utili ad alleggerire il fardello dell'Asp1 in attesa del compimento del processo di risanamento, che ha tempi lenti e modalità evidentemente complesse. «Questi fondi promessi non sono mai arrivati: sarebbero stati importanti per dare respiro alle aziende che occupano i lavoratori delle case di riposo De Benedictis di Teramo e Rozzi di Nereto. Alle parole però non sono seguiti i fatti e siamo arrivati al punto in cui, dopo i continui ritardi nei pagamenti degli stipendi, le stesse aziende hanno certificato l'impossibilità di pagare i prossimi stipendi», spiega Mauro Pettinaro della Filcams Cgil.
Da qui la decisione di scioperare, giunta dopo l'attivazione e la conclusione della procedura di raffreddamento che è passaggio necessario per quelle realtà che offrono servizi essenziali. Come le case di riposo, appunto. La procedura ha visto il coinvolgimento dei sindacati e della prefettura, della Regione e dell'Asp1, ma «si è chiusa il 7 giugno scorso senza un nulla di fatto, senza alcuna soluzione che potesse scongiurare la proclamazione dello sciopero. La situazione è molto grave, i rischi che si stanno correndo sono enormi soprattutto in considerazione dell'indispensabile ruolo che le case di riposo rivestono sul territorio teramano», conclude Pettinaro. Per i sindacati, da qualche tempo ormai, quei rischi si traducono in possibile chiusura delle strutture gestite dalla Asp1. Ieri, alla luce dell'acuirsi delle difficoltà e dell'esito negativo della procedura di raffreddamento, Cgil, Cisl e Uil hanno proclamato lo sciopero: la protesta vedrà giovedì mattina un presidio dei lavoratori della Polis e della Pap (le aziende interessate dai ritardi negli stipendi) in largo San Matteo a Teramo, dinanzi alla prefettura.(v.m.)
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