Case di via Longo: parte l’intervento per frenare gli accessi

22 Febbraio 2023

Lavori dopo i due morti asfissiati nell’edificio in abbandono Murate porte e finestre, saranno bonificati anche i balconi

TERAMO. Parte l’intervento per la messa in sicurezza delle case sfitte di via Longo. A quasi tre mesi dalla tragedia costata la vita alla 46enne teramana Alessia Sardella e al gambiano di 26 anni Ablie Ceesay, soffocati dal monossido sprigionato da un braciere all’interno di uno degli alloggi pubblici disabitati nel quartiere, l’amministrazione avvia i lavori per evitare ulteriori accessi abusivi agli immobili in abbandono. È previsto il rafforzamento delle barriere e delle altre misure destinate isolare gli appartamenti vuoti. I lavori rientrano nell’operazione che l’amministrazione ha messo in campo recependo le indicazioni emerse durante l’assemblea del 6 dicembre – pochi giorni dopo il ritrovamento dei corpi di Sardella e Ceesay, abbracciati nella stanza della palazzina in degrado – con i residenti e organizzata dalla Casa del Popolo. Completata una prima pulizia straordinaria dell’area, con la rimozione dei rifiuti e la sistemazione degli spazi verdi, portata avanti nel corso di gennaio, il Comune ha affidato l’incarico tecnico destinato a valutare la possibilità di recuperare alcuni appartamenti in modo da utilizzarli per dare risposta all’emergenza abitativa temporanea. Allo sbarramento degli accessi agli alloggi disabitati seguirà, nei prossimi giorni, la bonifica dei balconi dove nel tempo si sono accumulati rifiuti di vario genere.
«Via Longo resta una nostra priorità, sia per quanto riguarda le politiche abitative sia per quelle relative agli immobili di proprietà dell’ente», sottolineano gli assessori al sociale Ilaria De Sanctis e al patrimonio Valdo Di Bonaventura, «in attesa del finanziamento del progetto di rigenerazione urbana, all’interno del Pinqua, il nostro obiettivo, in sinergia tra i due assessorati, è quello di migliorare la qualità della vita degli abitanti di via Longo». Entrambi gli amministratori ribadiscono, dunque, che «per noi quel luogo rappresenta infatti uno spazio fortemente identitario da riqualificare, mantenendone la destinazione sociale che l’ha sempre contraddistinto». Determinante risulterà, a questo scopo, l’eventuale stanziamento dei fondi necessari al recupero delle sei palazzine popolari in parte sgomberate anni fa. (g.d.m.)