Case popolari, 500 famiglie in lista di attesa

12 Dicembre 2022

Emergenza abitativa e nuove povertà nel rapporto Caritas. Il sindacato inquilini: «Agisca la politica»

TERAMO . Emergenza abitativa e caro vita spostano il confine delle nuove povertà nel Teramano. È quanto emerge dall’ultimo rapporto della Caritas diocesana diffuso dal Sicet Cisl, il sindacato degli inquilini. «I problemi riguardano non solo la carenza di alloggi popolari, per i quali dal 2014 risultano in lista di attesa 500 persone», rileva il segretario Antonio Di Berardo, «ma anche la qualità sia dal punto di vista manutentivo che di ricostruzione degli immobili». Il 70 per cento sul territorio provinciale, rileva il sindacato, risulta fatiscente e necessita di lavori urgenti. «Chiediamo alla politica locale di intervenire concretamente», sottolinea Di Berardo, «e alla Regione di mettere a disposizione soldi per la ristrutturazione e la costruzione di nuovi alloggi popolari».
Il Sicet-Cisl rileva una accentuata «vulnerabilità delle famiglie in povertà che si rivolgono a noi e si trovano a dover decidere tra pagare affitto e bollette o consumare un pasto: a chiedere aiuti per acquistare un panino, per un pagamento o per presentare domanda per una casa sono soprattutto teramani tra i 35 e i 55 anni». Il sindacato pone in risalto i dati del rapporto. «Le persone incontrate e accompagnate dall’inizio dell’anno sono state 545, di cui 399 donne e 246 uomini», spiega Di Berardo, «il 55 per cento è costituito da persone straniere tra cui prevalgono ucraini, seguiti da marocchini, senegalesi, nigeriani e dell’est Europa come romeni e polacchi. Oltre la metà vive in nuclei familiari con coniuge e parenti, il 51 per cento con figli minori, mentre un quarto è solo». Dal 2018 risultano in crescita anche le persone senza dissa dimora. «Da un ulteriore costatazione della Caritas si deduce una riduzione della capacità reddituale di nuclei familiari e singoli che si riflette su richieste frequenti di aiuti materiale soprattutto per beni alimentari – la mensa prepara circa 60 pasti al giorno – affitti e utenze», osserva il sindacato, «le principali vulnerabilità rilevate risultano di natura economica e occupazionale dietro cui si nascondono situazioni di sottoccupazione e sfruttamento lavorativo. A seguire prevalgono difficoltà familiari e problematiche abitative». (g.d.m.)