«Case popolari, esercito di morosi mette in crisi l’Ater»
TERAMO. «Case popolari, a Teramo e provincia c’è un esercito di morosi». Lo sostiene il Sicet, il sindacato degli inquilini aderente alla Cisl, in una nota firmata dal segretario provinciale Antonio...
TERAMO. «Case popolari, a Teramo e provincia c’è un esercito di morosi». Lo sostiene il Sicet, il sindacato degli inquilini aderente alla Cisl, in una nota firmata dal segretario provinciale Antonio Di Berardo nella quale si lascia intendere che l’Azienda territoriale per l’edilizia residenziale, ovvero l’ex Istituto case popolari, rischia il collasso proprio per via di questa morosità diffusa.
Di Berardo scrive: «La posta in gioco è alta. In ballo due milioni e mezzo di euro, somma che l’Ater di Teramo spera di portare in cassa. A tanto ammonta l’insoluto accumulato negli anni da una azienda le cui sorti economiche dipendono assolutamente dalle pigioni pagate mensilmente dagli assegnatari degli alloggi. In pratica le punte di morosità hanno raggiunto il 32 per cento, con 641 famiglie che si sono rese morose. 2.085.652,652 euro, questa somma appartiene agli inquilini di alloggi sociali, che pagano il minimo delle fasce corrispondenti al proprio reddito o senza reddito. La somma di 175.872 euro appartiene invece agli inquilini che abitano alloggi a canone concordato. Specchio probabilmente della crisi che ha colpito gli strati sociali più disperati. L’Ater ha un numero di inquilini su tutto il territorio provinciale di oltre 1.500 assegnatari».
Il Sicet nella nota mette altra carne al fuoco e afferma: «A questo problema se ne aggiunge un altro, le manutenzioni ordinarie non vengono effettuate per mancanza di soldi. Anzi, l’Ater rischia di non poter pagare i propri dipendenti per le mancate entrate che gli inquilini dovrebbero pagare mensilmente. In realtà l’unico strumento di rivalsa a rigor di legge, lo sfratto per morosità, che andrebbe ad aggiungersi ai 321 sfratti del libero mercato, è ormai un’arma spuntata: anche nei casi più eclatanti è difficile arrivarci visto che un tetto non lo si può negare a nessuno e quando mai dovesse accadere bisognerebbe trovare una soluzione per le persone coinvolte».
Di Berardo conclude: «Con questo trend sarà difficile far quadrare il bilancio, si rischia il crollo dell’intero sistema. Anche perché le mancate manutenzioni erodono un patrimonio datato (molti edifici risalgono a 60 anni fa), il cui sviluppo è stato bloccato dai fondi ex Gescal che dovevano servire per la costruzione di nuovi alloggi».

