Case popolari, la ricostruzione è partita

20 Agosto 2020

Marsilio accusa: «È una vergogna che si sia dovuto aspettare così tanto tempo. Ora non sono tollerabili altri ritardi»

TERAMO. Non taglio del nastro ma apertura del lucchetto. È il gesto che, nel caldo del pomeriggio, segna l’avvio della ricostruzione nel quartiere Ater di Colleatterrato falcidiato dal sisma del Centro Italia. A spalancare il cancello che delimita il cantiere, presidiato dagli operai con caschetto giallo della ditta Patella, che si è aggiudicata l’appalto per il ripristino della palazzina in via Adamoli 48, è il consistente drappello di autorità guidato dal governatore Marco Marsilio. Il gesto simbolico di avvio dei lavori da 2,8 milioni, aggiudicati a 1,6 milioni con il ribasso proposto dall’impresa vincitrice della gara, celebra l’orgoglio di un risultato che segna una svolta nell’emergenza post sisma, ma non cancella lungaggini e ritardi.
Sono proprio le parole di Marsilio a ricordare le sofferenze degli inquilini sfollati che, assiepati al di là della recinzione per evitare assembramenti, seguono in silenzio la cerimonia. «È una vergogna che i cittadini abbiano dovuto attendere più di quattro anni per arrivare a questo punto», scandisce, «e ne servirà ancora uno e mezzo perché possano rientrare nelle loro case». La scadenza dei lavori è fissata per febbraio 2022 e il presidente lancia un monito all’impresa appaltatrice e all’Ater. «Sarebbe un’ulteriore beffa se ci fossero ritardi», avverte Marsilio, che comunque sottolinea il rispetto dell’impegno preso da candidato «per sbloccare una macchia arrugginita, completamente ferma».
Attenua i toni, evitando trionfalismi, anche il sindaco Gianguido D’Alberto che parla di «normale pudore, dopo quattro anni di attesa, in un giorno comunque importante per il quartiere segnato dalla ferita più profonda lasciata in città dal sisma». Il primo cittadino condivide con Marsilio la valutazione su «scelte normative fallimentari» che nella prima fase dell’emergenza hanno frenato la ricostruzione, ma per lui il ripristino dei 32 appartamenti di via Adamoli 48 «deve essere un passo di fiducia e di speranza». L’apertura del primo cantiere post sisma è comunque una certezza d’inversione di rotta secondo la presidente dell’Ater Maria Ceci. «Era l’obiettivo di questi miei primi dieci mesi di mandato», tiene a evidenziare, «non siamo qui per accampare scuse nei confronti degli inquilini, ma chiediamo loro di pazientare perché restituiremo loro case più sicure». La nutrita presenza istituzionale, che comprende l’assessore regionale all’edilizia residenziale pubblica Guido Liris, per la presidente testimonia «la vicinanza e la collaborazione tra gli enti» e anche il giorno scelto per l’avvio dei lavori ha un forte valore simbolico. «Avremmo potuto aspettare la fine del periodo di ferie», rileva, «ma abbiamo voluto dare un chiaro messaggio: l’Ater non si ferma». Ceci fa riferimento anche alle 146 abitazioni per gli sfollati acquistate tramite la Regione e rimarca l’impegno dell’Ater per questo e altri interventi che a breve daranno sostanza alla ricostruzione delle palazzine popolari.
È il direttore dell’ufficio speciale Vincenzo Rivera a elencare i numeri delle procedure in corso per gli alloggi pubblici. Al cantiere appena aperto si aggiungono 52 studi di fattibilità, cinque interventi in corso di validazione da parte dell’autorità anticorruzione, 23 gare per gli incarichi di progettazione, dieci per la stesura dei progetti, quattro progettazioni concluse e una gara aperta per l’affidamento dei lavori. Per un totale di 96 interventi su 821 appartamenti nel cratere, a cui sono stati destinati 75 milioni di euro. «Nonostante le carenze di organico abbiamo incrementato anche l’attività sulla ricostruzione privata», spiega il direttore, «arrivando a 490 decreti emessi con un ritmo attuale di circa 110 al mese». Le ultime parole sono affidate al parroco don Cristian Cavacchioli che benedice il cantiere della rinascita di Colleatterrato.
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