Case popolari lesionate, primo bando

7 Febbraio 2018

Parte la progettazione per riparare la palazzina di via Adamoli, ma i tempi di apertura del cantiere sono ancora lunghi

TERAMO. Il primo passo è stato compiuto, ma la strada verso la ricostruzione delle case popolari colpite dai terremoti è ancora lunga. L’Ater ha pubblicato il bando per l’incarico di progettazione dei lavori necessari al ripristino della palazzina di via Adamoli, il cosiddetto “ragno” perché dal corpo centrale si articola in quattro diramazioni. Si tratta del primo edificio per il quale l’azienda avvia concretamente la procedura di riparazione dei danni prodotti dal sisma. È l’effetto dello stanziamento di oltre un milione di euro da parte della Regione per intervenire sui 32 appartamenti che formano il complesso residenziale pubblico.
Entro il 12 marzo a mezzogiorno, dunque, tecnici singoli o associati in gruppi al massimo di tre professionisti potranno presentare all’Ater le loro proposte di recupero dell’immobile in questione. La valutazione delle offerte sarà affidata a una commissione che verificherà l’applicazione dei criteri previsti per i quali il bando fissa un apposito punteggio. L’aspetto di maggio rilievo, che vale 70 punti, è legato alle caratteristiche strutturali della soluzione proposta che deve comprendere anche la direzione lavori e il rispetto delle norme di sicurezza. L’altro cardine del bando, per il quale sono previsti 30 punti, si compone del dato economico, premiando il maggior ribasso rispetto al costo della prestazione fissato in poco meno di 200mila euro, e della tempistica di consegna del progetto. Il termine indicato è di cento giorni dall’affidamento dell’incarico, ma l’Ater attribuirà un bonus di punteggio al proponente che ridurrà i tempi di presentazione degli elaborati progettuali. Questi comunque, stando alle indicazioni fornite dal bando, non potranno essere ridotti più del 10% rispetto alla scadenza stabilita.
L’apertura delle buste è fissata per il 15 marzo e messe in fila tutte le scadenze successive risulta evidente che, salvo imprevisti e ulteriori intralci burocratici, prima dell’estate inoltrata il cantiere non sarà aperto. Approvato il progetto presentato dal professionista o dal gruppo che si aggiudicherà il bando appena pubblicato, l’Ater dovrà procedere alla ditta incaricata della realizzazione dell’opera. La procedura richiederà, insomma, altro tempo e a conti fatti i lavori potrebbero partire, nella migliore delle ipotesi, a settembre. Saranno passati, in pratica, due anni dalle prime violente scosse di terremoto che hanno prodotto solo nel Teramano più di cinquemila sfollati e centinaia di abitazioni inagibili. A parte le lungaggini, l’intervento di in via Adamoli tra l’altro rischia di essere la classica goccia nel mare, considerata la mole di interventi di ripristino necessari sul patrimonio dell’Ater. L’altra palazzina che ha già ricevuto i fondi regionali, quella di via Giovanni XXIII, anch’essa composta da 32 alloggi, segue una procedura a parte, con tempi di progettazione e realizzazione dell’opera diversi. Per gli inquilini delle case popolari, che nei giorni scorsi hanno invocato l’accelerazione delle procedure, si prospetta una lunga e faticosa attesa.
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