«Case popolari piene di muffa»

Il Sicet scrive a D’Alfonso: servono subito fondi per le manutenzioni, molte abitazioni sono insalubri
TERAMO. Case popolari con infiltrazioni d'acqua e muffa. Case popolari insalubri, a rischio salute per gli assegnatari. E’ quanto denuncia il segretario provinciale del Sicet, Antonio Di Berardo, che ha raccolto le proteste di diversi assegnatari di alloggi popolari di proprietà del Comune di Teramo.
«Una signora anziana che abita in via Longo», osserva il sindacalista, «lamenta infiltrazioni d'acqua piovana, riferisce che dopo un primo sopralluogo eseguito da tecnici del Comune mesi fa nulla è stato fatto. E' una palazzina che per il momento non è interessata alla demolizione per quanto sia il primo step del progetto di housing sociale di via Longo, del quale nulla è stato reso noto ad oggi alle organizzazioni sindacali di categoria».
Di Berardo peraltro ieri mattina ha scritto una lettera aperta al governatore Luciano D’Alfonso « in difesa del patrimonio dell'edilizia residenziale pubblica e dei suoi legittimi assegnatari. Una parte significativa della edilizia residenziale pubblica», scrive nella lettera, «si trova in una condizione di grave degrado urbano e di abbandono sociale e presenta diversi aspetti di criticità e di rischio per le famiglie assegnatarie per quanto attiene alla vetusta. In molti alloggi di proprietà dell'Ater e del Comune persistono infiltrazioni d'acqua piovana e tubi all'interno degli appartamenti arrugginiti, grondaie e pluviali rotti che provocano perdita di acqua al ridosso delle facciate, cornicioni che cadono a pezzi. Su tutto il territorio provinciale un inquilino su due vive in un appartamento in evidente stato di danneggiamento».
Di Berardo informa D’Alfonso che sono ormai centinaia gli utenti «che chiedono il nostro aiuto perché vivono in immobili locati, spesso inagibili. La crisi economica che sta attraversando i Comuni con bilanci in perdita, non potranno fare mai nessun tipo di intervento. Senza un ragionevole programma di intervento manutentivo, mette in discussione lo sviluppo sociale del territorio con ricadute pesanti sulle condizioni di vita di molte famiglie».
Il Sicet chiede dunque alla Regione un atto di forza, cioè di «mettere a disposizione soldi con propri fondi per la conservazione del patrimonio pubblico e difendere l'incolumità dei cittadini assegnatari di alloggi pubblici».
E, appunto, il Sicet ritiene che un caso emblematico siano le case di via Longo. Di Berardo ricorda la serie di esposti presentati nel corso degli anni a tutte le amministrazioni comunali che si sono succedute. Ma non solo. «In molti alloggi di proprietà dell'Ater», aggiunge poi il segretario del Sicet, «persistono infiltrazioni d'acqua piovana e ci sono tubi all'interno degli appartamenti arrugginiti, grondaie e pluviali rotti, molti inquilini sono costretti a sistemare bacinelle dentro casa per porre rimedio alle infiltrazioni d'acqua piovana, sono costretti a rimbiancare le pareti di casa, nere di muffa dopo ogni inverno, facciate che si sgretolano, cornicioni che cadono a pezzi, le terrazze, quando piove non defluisce negli appositi fori per colpa di tubi di scarico troppo stretti».
Di Berardo ribadisce che le manutenzioni sono praticamente assenti: «all'Ater di Teramo un funzionario ha dichiarato verbalmente al sottoscritto di avere una disponibilità economica di appena trentamila euro, una goccia d'acqua in mezzo al mare», conclude. (a.f.)
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