Casette galleggianti, in due a processo

15 Luglio 2021

La Procura firma la citazione diretta a giudizio per i privati accusati di abuso edilizio e occupazione di uno spazio demaniale

GIULIANOVA. In due a processo per le case galleggianti finite sotto sequestro al porto di Giulianova. È questo l’epilogo dell’inchiesta aperta dalla Procura teramana con il pm Andrea De Feis (titolare del fascicolo) che ha firmato la citazione diretta a giudizio per due privati: la prima udienza del processo è fissata per il 14 dicembre.
Le ipotesi di reato contestate dal sostituto procuratore De Feis sono due: l’abuso edilizio e la violazione dell’articolo 1161 del codice della navigazione, ovvero l’abusiva occupazione di uno spazio demaniale. Quest’ultimo reato stabilisce che: «È punito chiunque arbitrariamente occupa uno spazio del demanio marittimo o aeronautico o delle zone portuali della navigazione interna, ne impedisce l'uso pubblico o vi fa innovazioni non autorizzate». Ipotesi di reato, entrambe, per cui la Procura teramana ha chiesto e ottenuto all’inizio dell’inchiesta il sequestro delle tre casette galleggianti che dall’estate 2020 si trovano nel porto di Giulianova per essere date in locazione. Sequestri che, all’epoca, sono stati delegati alla sezione Roan della guardia di finanza di Pescara, in particolare la sezione navale specializzata proprio nel seguire questo genere di inchieste.
La chiusura delle indagini preliminari, con l’avviso di conclusione, è arrivata arriva dopo che il tribunale del Riesame ha respinto il ricorso presentato dalla proprietà assistita dall’avvocato Guglielmo Marconi. I giudici del Riesame (collegio presieduto da Flavio Conciatori), hanno sostanzialmente confermato il presupposto giuridico alla base del provvedimento di sequestro scattato su disposizione della Procura teramana. Un provvedimento, quello del Riesame, che non è stato impugnato in Cassazione. I privati titolari della società che ha organizzato la sistemazione delle casette galleggianti che venivano affittate, durante i vari passaggi, si sono sempre difesi sostenendo di aver rispettato tutte le regole esibendo tutte le certificazioni e i documenti richiesti per ottenere l’attracco delle strutture esistenti anche in altre cittadine italiane.
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