Caso autoporto, accolto in parte il ricorso delle imprese al Tar

Non dovranno pagare completamente le somme richieste dal Comune a copertura degli espropri Respinta però la richiesta di annullare il piano economico finanziario dell’area artigianale
ROSETO. C’è ancora una sentenza del Tar Abruzzo in merito all’area artigianale annessa all’autoporto di Roseto, redatta dal presidente del collegio Umberto Realfonzo e dall’estensore Massimiliano Balloriani, ma questa volta il ricorso contro il Comune di Roseto di alcuni assegnatari dei terreni, dove insistono le loro attività artigianali, è stato parzialmente accolto. «Gli assegnatari, sentenza alla mano, devono comunque una somma al Comune, perché nel 2012 lo stesso Comune ha dovuto pagare circa cinque milioni di euro ai proprietari dei terreni per gli espropri», spiega l’avvocato Piero Colleluori, uno dei due legali degli imprenditori, «ma non la somma completa che dice l’ente». Nel ricorso gli assegnatari dei terreni avevano richiesto l’annullamento della determina dirigenziale del 31 dicembre 2014 sull’assegnazione delle aree produttive nell’ambito dell’autoporto di Roseto, piano particolareggiato, sottozona D4, industria, artigianato e commercio, con l’adeguamento e le modifiche al piano economico finanziario, ma il Tar ha respinto la richiesta. Invece sulla richiesta di annullamento della nota del 15 gennaio 2015, con la quale era stabilito il conguaglio dei maggiori oneri espropriativi in conseguenza della transazione stipulata con gli eredi Garzia Civico Petrilli e delle somme versate a Pasquale Boccabella, il Tar ha accolto parzialmente.
«Il Comune ha richiesto delle somme agli assegnatari che comprendono però anche terreni di proprietà comunale», precisa Colleluori, «sono in totale 16 ettari circa, a quali bisogna togliere 4 ettari di strade e aree verdi. Dai 12 ettari di superficie fondiaria, ovvero adibita ai lotti dove sono presenti le attività commerciali, bisogna decurtare i lotti invenduti, ovvero la maggior parte. Dunque rispetto ai soldi richiesti dal Comune, circa sei milioni di euro, bisogna toglierne almeno la metà». Ci sono poi altri lotti retrocessi dalle ditte, ad esempio Barbarossa, Agri Due e Mt distribuzione, che non hanno costruito, e che sono tornati di proprietà del Comune. «Gli assegnatari negli anni hanno cercato sempre un accordo per evitare i contenziosi», aggiunge Colleluori, «ci sono stati vari incontri ma non si è mai concluso nulla».
Nel 2005 il Comune concesse dei lotti ad alcuni imprenditori per far insediare le loro attività, e gli imprenditori pagarono una somma all’ente che però, pochi anni più tardi, è risultata al di sotto del reale costo dell’esproprio. Il Comune così ha dovuto pagare sei milioni, riconoscendo un debito fuori bilancio, per l’esproprio ai proprietari dei terreni, e per il pareggio di bilancio è stato costretto a rivalersi sugli artigiani che in questi anni, grazie ai soldi ancora non versati, hanno dato lavoro a molte persone.
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