Caso Di Mascio, c’è un terzo indagato

Si tratta dell’imprenditore edile Sposetti accusato di concorso in lesioni, nella sua impresa lavora uno degli arrestati
TERAMO. C’è un terzo indagato per la violenta aggressione a Cetteo Di Mascio, l’allenatore di calcio responsabile del settore giovanile biancorosso:si tratta di Massimiliano Sposetti, imprenditore edile e all’epoca dei fatti presidente della Gioventù Teramo 1913, la scuola calcio ufficiale del Teramo. All’uomo i pm Davide Rosati e Greta Aloisi (titolari del fascicolo) contestano l’ipotesi di reato di concorso in lesioni gravissime. Lo fanno nello stralcio aperto dopo l’avviso di conclusione delle indagini sui due presunti esecutori materiali arrestati a settembre: il 23enne di Mosciano Alessio Guarnieri (che per la Procura avrebbe sferrato il pugno) e il 30enne di Bellante Vincenzo Ciarelli. Per Guarnieri, dopo che i pm hanno chiesto e ottenuto il giudizio immediato, c’è un rito abbreviato. Per Ciarelli c’è un’istanza di patteggiamento e in subordine, qualora non dovesse essere accolta, di abbreviato.
Di Mascio, parte lesa, è assistito dall’avvocato Giancarlo De Marco che parla di «atto intimidatorio». Il penalista, in una memoria inviata alla Procura l’8 dicembre scorso, sottopone all’attenzione dei magistrati quelle che, nella nota, definisce «considerazioni su circostanze che potrebbero avallare la responsabilità dello Sposetti quale mandante della grave aggressione posta in essere in danno di Di Mascio da Vincenzo Ciarelli e Alessio Guarnieri». In particolare il legale fa riferimento a delle telefonare che Ciarelli avrebbe fatto a Sposetti dopo l’aggressione. «Tutto questo susseguirsi di telefonate è quanto meno strano se lo Sposetti non fosse coinvolto nell’aggressione». E aggiunge: «I due rom non avevano motivo alcuno per aggredire Di Mascio. Lo Sposetti invece aveva motivo di ostilità verso Di Mascio come risultante in atti: lui era dirigente della società Teramo Calcio, molto legato al presidente Iachini (oggi non più presidente della squadra di calcio, ndr), e tra la società e il Di Mascio vi era tensione al momento che quest’ultimo non aderiva alla richiesta di accettare una riduzione dello stipendio». Sposetti, quando su questo elemento delle telefonate è stato sentito dagli inquirenti come persona informata sui fatti, ha dichiarato che l’unico collegamento con il giovane rom era rappresentato dal fatto che lo stesso lavorava come magazziniere per la sua impresa. L’imprenditore, tramite il suo legale avvocato Lino Nisii, fa sapere di non aver ricevuto alcuna comunicazione su una sua iscrizione nel registro degli indagati.(d.p.)
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