Caso Ipas, il gip archivia «Non c’è reato né danno»

19 Settembre 2014

GIULIANOVA. Archiviato il caso sulla riscossione dei tributi sulla pubblicità stradale a Giulianova: il gip del tribunale di Teramo respinge il ricorso presentato da Paolo D'Ambrosio, l'esercente che...

GIULIANOVA. Archiviato il caso sulla riscossione dei tributi sulla pubblicità stradale a Giulianova: il gip del tribunale di Teramo respinge il ricorso presentato da Paolo D'Ambrosio, l'esercente che aveva denunciato il comportamento dell'Ipas, la società che si occupa delle reclame sui cartelloni stradali. Il giudice Domenico Canosa ha ritenuto inammissibile l'opposizione di D'Ambrosio alla richiesta di archiviazione del caso presentata in precedenza dal pm, per infondatezza della notizia di reato. Ciò che veniva contestato era il fatto che l'Ipas continuasse a riscuotere i tributi derivanti dalla pubblicità stradale, nonostante il contratto stipulato con il Comune per tale servizio fosse scaduto da 7 anni, e la stessa amministrazione comunale avesse più volte ammonito i commercianti affinché non versassero più i rispettivi tributi alla Ipas. La segnalazione di D'Ambrosio su questa anomalia arriva nel 2013, quando l'Ipas richiede all'esercente il pagamento del cartellone pubblicitario, nonostante il proprio contratto con la società sia scaduto e, precedentemente, l'ex assessore al commercio Archimede Forcellese ed il dirigente Andrea Sisino abbiano definito illegittime le richieste di riscossione operate dalla società. Ma l'Ipas, in virtù di una presunta tacita proroga del contratto, continua ad operare a Giulianova, mentre il Comune, pur condannando il comportamento dell'Ipas, avrebbe continuato a percepire i contributi annui dovuti per il servizio di riscossione, ritardando continuamente la pubblicazione del nuovo bando per individuare il successore dell'Ipas. Insomma, una situazione di totale confusione, per porre fine alla quale il Comune non ha mai fatto sufficiente chiarezza, neanche di fronte alle sollecitazioni della polizia municipale effettuate sul controllo delle riscossioni. Le indagini della Guardia di finanza, però, non hanno rilevato elementi «in ordine a possibili danni erariali, né tanto meno a violazioni di carattere penale», si legge nel decreto del gip, dato che il fatto «è da ascriversi ad una sorta di prorogatio di fatto della gestione del servizio pubblicitario da parte dell'Ipas». Ora D'Ambrosio avrà 10 giorni di tempo per presentare un eventuale ricorso.

Sandro Petrongolo

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