Caso Palamara, l’Anm si affida a Giovagnoni

20 Settembre 2020

Intervento del pm teramano nell’assemblea dei magistrati, votata l’espulsione dell’ex presidente

TERAMO. Nel giorno in cui l’assemblea dell’Associazione nazionale magistrati ha votato l’espulsione di Luca Palamara, le toghe hanno affidato al pm teramano Stefano Giovagnoni il compito di illustrare le ragioni del provvedimento. Giovagnoni da giugno è entrato a far parte della giunta esecutiva centrale dell’Anm dopo essere stato nominato l’anno scorso nel cosiddetto “parlamentino” dell’Anm come primo dei non eletti in sostituzione del collega Enrico Infante che si era dimesso per assumere altro incarico. «Tutti noi crediamo che i valori e i principi fondamentali del nostro codice etico debbano improntare la condotta del magistrato nella vita sociale, nei rapporti con le istituzioni, con i cittadini e con gli utenti della giustizia», ha detto Giovagnoni nel suo intervento dopo aver minuziosamente ricostruito i fatti, «dobbiamo essere convinti e credere con fermezza che il rigoroso rispetto delle regole deontologiche sia condizione della credibilità del magistrato e che la credibilità del magistrato sia, a sua volta, essenziale nell’accettazione da parte della società dell’autonomia e dell’indipendenza della magistratura che non costituiscono, occorre ricordarlo, un grazioso regalo fatto dai costituenti a un gruppo di privilegiati, ma sono funzionali all’esercizio della giurisdizione». L'assemblea dell'associazione magistrati ha preso una posizione netta con 111 voti su 113 a favore della massima sanzione per Palamara.
L’ex presidente dell’Anm (dal 2008 al 2012), sospeso dalle funzioni e dallo stipendio, imputato di corruzione a Perugia nell’ambito dell’inchiesta sulle nomine ai vertici delle Procure, nel suo intervento all’assemblea ha detto: «Non ho mai venduto la mia funzione. Sono stato travolto e mi sono perso nella fiumana, ma non mi sento di essere stato indegno moralmente». L’assemblea ha però respinto il suo ricorso contro l’espulsione, decretata, per gravi violazioni del codice etico, dal comitato direttivo centrale il 20 giugno. «L’Anm a cui pensa Palamara non c’è più», ha sottolineato l’attuale presidente dell’Anm Luca Poniz chiudendo gli interventi, dopo aver ricordato che il caso Palamara e i fatti emersi con l’indagine di Perugia «hanno provocato conseguenze drammatiche per il sistema ed innescato una crisi profonda, con una gravissima perdita di credibilità».(d.p.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA.