Caso Saccuti, c’è la condanna definitiva

8 Luglio 2021

La Corte d’appello di Perugia dimezza la pena per l’ex economo del Comune, ma ordina un risarcimento immediato

TORTORETO. Due anni e quattro mesi di reclusione e 500mila euro di risarcimento al Comune: questo recita la sentenza definitiva, con cui la Corte d’appello di Perugia mette la parola “fine” anche al secondo processo penale a carico dell’ex economo del municipio di Tortoreto Pasqualino Saccuti, accusato di aver intascato oltre un milione di euro di fondi dell’ente in nove anni alla guida dell’ufficio di tesoreria e finito imputato in due procedimenti (nel 2012 venne condannato a tre anni al termine di un rito abbreviato) per peculato, truffa, falso e accesso abusivo al sistema informatico.
La corte perugina, a cui la Cassazione ha rinviato il ricorso di Saccuti (rappresentato dall’avvocato Guglielmo Marconi) contro la sentenza della corte di Appello dell’Aquila, ha ridotto la pena: in secondo grado, la corte aquilana lo aveva infatti condannato a quattro anni e 11 mesi e a un milione e 200mila euro di risarcimento. La riduzione della pena è dovuta al fatto che nella sentenza definitiva sono stati giudicati “estinti per intervenuta prescrizione” gli episodi commessi fino a tutto il mese di aprile del 2011. Si attendono ora le motivazioni dei giudici.
Il Comune di Tortoreto, che nel processo si era costituito parte civile (rappresentato dall’avvocato Gabriele Rapali), può ora tornare in possesso dei beni. La sentenza definitiva, infatti, assegna «una provvisionale immediatamente esecutiva pari a 500mila euro» e su richiesta dell’ente stesso, dispone il sequestro conservativo sui beni sequestrati preventivamente. In altre parole, il Comune può prendere possesso di gioielli, conti, immobili e altro, senza passare per una causa civile.
Nel frattempo, un contenzioso è ancora in corso: si tratta del ricorso di Ubi banca e Banca popolare di Bari, che hanno incorporato rispettivamente l’ex Carichieti e l’ex Tercas, contro la sentenza di primo grado in sede civile che le ha condannate a risarcire il Comune di 800mila euro, perché avrebbero violato le convenzioni del servizio di tesoreria dell’ente facendo passare numerosi mandati di pagamento partiti proprio dall’ufficio municipale di Saccuti. Le banche erano state già condannate anche in sede contabile, dalla Corte dei Conti, a risarcire il Comune di 200mila euro.
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