Caso Saccuti, condanna a un anno per la ex moglie dell’economo

4 Novembre 2016

La donna colpevole di concorso in frode informatica dopo che l’uomo si è appropriato di un milione di fondi del Comune. Assolto il fratello, imputato di impiego di denaro di provenienza illecita

TORTORETO. In aula ha più volte ripetuto di non sapere dove il marito prendesse i soldi, ma solo di essere al corrente che aveva avuto un’eredità da un familiare. Dopo sei udienze e l’audizione di decine di testi in aula, i giudici di primo grado (collegio presieduto da Flavio Conciatori) non le hanno creduto e l’hanno condannata ad un anno (pena sospesa).

La sentenza di ieri pomeriggio chiude, almeno in primo grado, il processo che vede imputati Lara Micozzi e il fratello Massimo, all’epoca dei fatti moglie e cognato di Pasqualino Saccuti, l’ex economo del Comune di Tortoreto già condannato a cinque anni per frode informatica, truffa e falso per essersi appropriato di un milione e 200 mila euro di fondi del Comune.

La donna, che era accusata di concorso in frode informatica, è stata condannata ad un anno e al pagamento di una multa di 500 euro (così come chiesto dal pm Silvia Scamurra nella sua requisitoria), mentre il fratello è stato assolto perchè il fatto non costituisce reato dall’accusa di impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita per aver avuto come prestito da Saccuti delle somme di denaro con cui aveva aperto un’attività commerciale. Per l’uomo lo stesso pubblico ministero aveva chiesto l’assoluzione. La donna è difesa dall’avvocato Cristian Santoni, mentre l’uomo dall’avvocato Lauro Tribuiani. Il Comune di Tortoreto si è costituito parte civile rappresentato dall'avvocato Gabriele Rapali che ha chiesto il sequestro conservativo dei beni a garanzia del consistente danno finanziario subìto dall'ente per il comportamento illecito del funzionario infedele che all’epoca dei fatti venne colpito da una misura di divieto di dimora a Tortoreto..

Saccuti era stato già condannato nel 2012 a tre anni per reati analoghi perché giudicato colpevole di aver cercato di acquistare un Suv in una concessionaria di auto pagandolo con i soldi del Comune. Proprio da quella vicenda era nata una seconda inchiesta della procura distrettuale antimafia dell'Aquila – che ha la competenza per questo tipo di reati con fascicolo firmato dal pm David Mancini – che aveva scoperto l'esistenza di altre operazioni poco chiare effettuate dall'allora economo del Comune.E’ ipotizzabile che la difesa della ex moglie, una volta conosciute le motivazioni della sentenza, faccia ricorso in appello.(d.p.)

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