Caso Saccuti, il pm chiede un anno per la ex moglie

1 Luglio 2016

TORTORETO. La sentenza è slittata a novembre, ma ieri la pubblica accusa ha fatto le sue richieste nel processo che vede imputati Lara Micozzi e il fratello Massimo, all’epoca dei fatti moglie e...

TORTORETO. La sentenza è slittata a novembre, ma ieri la pubblica accusa ha fatto le sue richieste nel processo che vede imputati Lara Micozzi e il fratello Massimo, all’epoca dei fatti moglie e cognato di Pasqualino Saccuti, l’ex economo del Comune di Tortoreto condannato a cinque anni, con le accuse di peculato, truffa e falso (poi riformulate in appello in frode informatica), per essersi appropriato di un milione e 200mila euro di fondi del Comune.

Il pm Silvia Scamurra ha chiesto un anno per la donna che è accusata di concorso in frode informatica, mentre ha chiesto l’assoluzione per l’uomo accusato di impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita per aver avuto come prestito da Saccuti delle somme di denaro con cui aveva aperto un’attività commerciale. Il pm, inoltre, ha chiesto la confisca dei macchinari della stessa attività commerciale proprio perchè sarebbero stati acquistati con soldi di provenienza illecita. La donna è difesa dall’avvocato Cristian Santroni, mentre l’uomo dall’avvocato Lauro Tribuiani. Il Comune di Tortoreto si è costituito parte civile rappresentato dall’avvocato Gabriele Rapali che ieri ha chiesto il sequestro conservativo dei beni a garanzia del consistente danno finanziario subìto dall’ente per il comportamento illecito del funzionario infedeleSaccuti era stato già condannato nel 2012 a tre anni per reati analoghi perché giudicato colpevole di aver cercato di acquistare un Suv in una concessionaria di auto delle marche pagandolo con i soldi del Comune. Proprio da quella vicenda era nata una seconda inchiesta dell procura distrettuale antimafia dell’Aquila – che ha la competenza per questo tipo di reati – che aveva scoperto l’esistenza di altre operazioni poco chiare effettuate dall’allora economo del Comune. Il 3 novembre la sentenza del collegio presieduto da Flavio Conciatori. (d.p.)

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