Caso Teleponte, rigettata l’istanza di fallimento

13 Febbraio 2015

Il giudice: il credito da 695mila euro della banca nei confronti della società Ladis è garantito da immobili sotto ipoteca. Uno è lo stabilimento ex Aquila d’Oro

TERAMO. La Banca di Teramo rimbalza su Aldo Di Francesco come su un muro di gomma. L’istanza di fallimento presentata dalla Bcc contro la Ladis spa, società immobiliare in liquidazione, riconducibile all’editore di Teleponte, è stata rigettata dal tribunale di Teramo.

L’oggetto del contendere sono 695mila euro che la banca non ha mai avuto da Ladis a saldo di un mutuo fondiario acceso nel 2009 per pagare l’acquisto di Teleponte. Ebbene, secondo quanto decretato dal giudice delegato ai fallimenti Giovanni Cirillo, il credito vantato dalla Bcc è garantito da due ipoteche (una da 222.535 euro e l’altra da 472.470) su altrettanti immobili, uno di proprietà di Ladis e l’altro di proprietà di Vega spa (società partecipata di Ladis) nella sua qualità di terza datrice di ipoteca. Il secondo, in particolare, è la vecchia sede di Teleponte, ovvero i capannoni ex Aquila d’Oro di via Gammarana nei quali Di Francesco, quando li acquistò dai Malavolta tramite Vega, voleva realizzare un grande investimento immobiliare che poi non è mai decollato.

Le due ipoteche sono parte integrante del contratto di mutuo siglato all’epoca tra la Bcc fondata da Antonio Tancredi e Ladis spa. Il mutuo fondiario, infatti, è un finanziamento a medio-lungo termine (superiore ai 18 mesi) garantito proprio da un’ipoteca di primo grado su immobili. La domanda sorge spontanea: ma se la Banca di Teramo sapeva di essere così garantita, perché ha seguito la strada dell’istanza di fallimento? Evidentemente perché ritiene che gli immobili posti a garanzia non siano più “capienti”, cioè non abbiano più un valore tale da soddisfare il credito vantato. O forse il preteso problema non è tanto nel loro valore, quanto nella concreta possibilità di venirne in possesso dopo i passaggi societari che nel frattempo si sono verificati. Nell’istanza di fallimento, non a caso, la banca sottolineava che Ladis ha conferito gli immobili posti a garanzia del debito di 222.535 euro alla società a responsabilità limitata R.Z., che le è subentrata in tutti i rapporti giuridici, e che l’altro immobile – l’ex Aquila d’Oro – è divenuto nel frattempo di proprietà della Immobiliare 314 srl.

Il giudice, tuttavia, ritiene che la ricorrente sia più che garantita dai due immobili visto che, per quanto riguarda il primo, la R.Z. non ha liberato Ladis dalle proprie obbligazioni verso la banca mentre il secondo, già sottoposto a pignoramento dalla Bcc, è stato valutato in sede giudiziaria e stimato in un milione di euro. In sostanza, Cirillo ritiene che Ladis non versi in stato d’insolvenza e che la questione sia un mero inadempimento contrattuale che può essere tutelato in altre sedi, diverse da quella fallimentare.

Il primo round della sfida va dunque a Di Francesco, che formalmente non compare in alcuna delle società citate (la sua unica carica è quella di presidente onorario di Fin Television, cioè di Teleponte) ma, per quanto riguarda Ladis spa, è ritenuto da anni dalla magistratura penale l’amministratore di fatto. Quanto alla Bcc, il presidente Cristiano Artoni ha preferito non rilasciare dichiarazioni.

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