Cassazione: «Ciaccia, scarcerazione giusta»

13 Marzo 2023

La Suprema Corte respinge il ricorso della Procura romana per gli ex patron del Teramo calcio

TERAMO. La loro breve permanenza ai vertici dell’ ultima stagione del Teramo calcio in serie C sembra preistoria, ma la vicenda giudiziaria in cui sono coinvolti è ancora immersa nel presente. La Cassazione ha respinto il ricorso della Procura romana contro la scarcerazione – o meglio la non convalida dei fermi da parte del gip – dei fratelli Mario e Davide Ciaccia , i due imprenditori romani che a novembre del 2021, proprio mentre erano ai vertici dell’allora Teramo calcio, furono arrestati e scarcerati nel giro di 48 ore. Un provvedimento, quello del fermo, disposto all’epoca dalla Procura capitolina nell’ambito di una maxi inchiesta con 21 indagati per una presunta truffa, autoriciclaggio e indebita compensazione dei crediti fiscali riconosciuti con il Superbonus del 110.
All’epoca sia il gip di Roma Clementina Forleo sia quello di Teramo Lorenzo Prudenzano (Mario Ciaccia venne fermato a Roma mentre Davide nel capoluogo e da qui per quest’ultimo la competenza territoriale degli atti in capo all’autorità giudiziaria teramana per la misura personale) non convalidarono i fermi degli imprenditori e rigettarono le richieste di misura cautelare personali. Entrambi i gip non ravvisarono il pericolo di fuga e, accogliendo le eccezioni sollevate dalla difesa, gli avvocati Gianluca Tognozzi e Giorgio Martellino, evidenziarono la carenza di provvedimenti di autorizzazione in ordine al ricorso allo strumento delle intercettazioni telefoniche. Così come più volte sostenuto dalla Cassazione. (d.p.)