Cassiere Tercas fa sparire soldi e patteggia 4 mesi

17 Marzo 2015

TERAMO. Ex cassiere della Tercas patteggia 4 mesi per appropriazione indebita dopo essersi impossessato di una somma di ventimila euro. Somma che l’uomo ha integralmente riconsegnato un mese dopo...

TERAMO. Ex cassiere della Tercas patteggia 4 mesi per appropriazione indebita dopo essersi impossessato di una somma di ventimila euro. Somma che l’uomo ha integralmente riconsegnato un mese dopo essere stato scoperto dai vertici dell’istituto bancario che lo hanno licenziato e denunciato. Ieri mattina A.M., teramano di 50 anni (assistito dall’avvocato Monica Passamonti), ha patteggiato quattro mesi davanti al gup Giovanni de Rensis.

I fatti si sono verificati nel 2012. Secondo la ricostruzione dell’accusa l’uomo, che in quel periodo lavorava come cassiere alle dipendenze della Tercas, si sarebbe impossessato di volta in volta di piccole somme mentre era in servizio allo sportello.

Episodi che, sempre secondo l’accusa, si sarebbero verificati in più filiali dell’istituto bancario: quelli in cui il dipendente avrebbe prestato in servizio. A fare la scoperta degli ammanchi furono, all’epoca dei fatti, i funzionari dell’istituto bancario che segnalarono gli episodi. Il dipendente, una volta convocato dai superiori, ammise l’appropriazione dei soldi e dopo un mese dai fatti restituì la somma con due tranche. Secondo la ricostruzione della difesa il dipendente si sarebbe impossessato delle somme per far fronte a dei debiti ma con l’intenzione di restituire immediatamente i soldi. Cosa fatta subito dopo essere stato scoperto dalla direzione.

La restituzione dei soldi non gli ha evitato la denuncia per appropriazione indebita e il licenziamento, ma in sede di patteggiamento gli ha consentito di ottenere il riconoscimento dele attenuanti generiche.

Subito dopo la scoperta del fatto e l’ammissione del dipendente, l’istituto bancario ha licenziato l’uomo e ha presentato nei suoi confronti una denuncia per appropriazione indebita.

La denuncia ha innescato una’inchiesta penale al termine della quale l’uomo ha scelto il rito alternativo del patteggiamento. Ieri mattina la parola fine l’ha scritta il giudice che ha accolto la richiesta e lo ha condannato a quattro mesi, pena sospesa. (d.p.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA