Castelli: «Mancano ancora 1.300 progetti»

4 Febbraio 2023

Ricostruzione privata, il senatore: «Va verificato se c’è chi non ha interesse ad avviare i lavori»

TERAMO . «Abbiamo circa 1.300 titolari di contributo di autonoma sistemazione o fruitori di soluzioni abitative di emergenza che non hanno ancora presentato la domanda di ricostruzione». Ad affermarlo è il commissario per la ricostruzione post-sisma 2016 Guido Castelli, a margine della riunione operativa che si è svolta al centro funzionale della Protezione civile di Foligno. Nello spiegare il fenomeno che riguarderebbe diverse zone del cratere, con famiglie che preferirebbero restare nelle abitazioni di emergenza (Sae) piuttosto che riparare le loro case inagibili, il senatore chiamato alla guida della struttura commissariale evidenzia che «è necessario capire esattamente cosa c’è dietro questo tipo di condizione e se, dopo tanti anni, dobbiamo programmare scadenze oltre le quali si deve anche ritenere che qualcuno non ha interesse a ricostruire».
Secondo il commissario si tratta di «passaggi delicati ma che dovremo fare perché il sistema pubblico mette in campo risorse che assorbono una certa forza economica che potrebbe, invece, rifluire verso il cratere».
Castelli annuncia che «entro metà febbraio ci sarà un’ulteriore cabina di coordinamento per affrontare di nuovo questo problema che già era stato discusso dal mio predecessore Giovanni Legnini. Siamo nel campo della fragilità, di chi ha maturato diritti che sono da ricondurre anche alla decisione di presentare il progetto». Il commissario ricorda anche che «quelli trascorsi sono stati mesi difficili, in cui i progetti non venivano presentati per tanti motivi, a cominciare dal rincaro dei prezzi e quindi necessita una riflessione supplementare, ma la questione la dovremo affrontare entro il 2023». Castelli comunque segnala altre urgenze. «La prima è il Superbonus al 110%», afferma, «il fatto che siano bloccate le cessioni dei crediti fa sì che buona parte della ricostruzione privata sia ferma. Il 110% può assorbire le quote di accollo, cioè la parte del contributo che non copre le lavorazioni che sarebbero altrimenti a carico del cittadino terremotato». (g.d.m.)