Castilenti celebra padre Mascetta il gesuita che liberò gli indios

8 Settembre 2024

Presentato il libro sul religioso del Seicento nato nel piccolo centro che ha ispirato il film “Mission” Le ricerche storiche sono state del compianto sindaco Giuliani e di un dipendente comunale

CASTILENTI. Castilenti ha riscoperto e celebrato il sacerdote con il violino padre Simone Mascetta, vissuto nel 1600, che in Brasile, Argentina e Paraguay ha fatto la storia liberando le popolazioni indigene dallo schiavismo e dalla deportazione dei colonizzatori e ha ispirato il film di Hollywood “The Mission” premiato con Oscar e Palma d'oro con attori come Robert De Niro, Jeremy Irons e Liam Neeson.
Tutto è partito una decina di anni fa quando in municipio arrivò una telefonata al compianto sindaco Alberto Giuliani (scomparso a maggio a 58 anni per una malattia) che svelò l'esistenza e le origini del religioso che ha portato la libertà agli indios sudamericani, un personaggio storico oggetto di studi che ha intitolate oltreoceano opere pubbliche come la linea di trasporto della regione tropicale brasiliana e ha ispirato una pellicola di fama internazionale. Giuliani nel sentirsi chiedere di Mascetta restò sorpreso ed esitò a rispondere. Fino ad allora nel piccolo borgo della Valfino nulla parlava di lui, se non un affresco nel Chiostro del convento che ritrae un gesuita che potrebbe essergli accostato per analogia o con un pizzico di fantasia, ma senza averne fonti storiche. In lui si accese, quindi, la voglia di scoprire la storia del conterraneo persa nel corso dei secoli. Dopo dieci anni, grazie al lavoro di ricerca iniziato dal primo cittadino e portato avanti dal dipendente comunale e appassionato di storia Antonio Di Donato, padre Simone Mascetta è finalmente diventato a Castilenti “un profeta, anzi un sacerdote in patria”.
Ieri è stato presentato il libro di Di Donato "Padre Simone, l'abruzzese che difese i Guaranies" (Hatria editore), c'è stato un convegno e gli è stato intitolato un largo nel centro storico su iniziativa della Pro loco. «Ercole Ettore Mascetta era un ragazzo di Castilenti che diventò frate gesuita con il nome di Simone», racconta Di Donato, «l’incontro con il generale dei gesuiti Claudio Acquaviva nato ad Atri dalla potente famiglia nobiliare segnò il proprio destino perché fu lui a mandarlo nel 1608 a 29 anni insieme al frate Cataldino da Fabriano a evangelizzare i nomadi indios Guaranì tra Brasile, Argentina e Paraguay per liberarli dalla schiavitù e dalle invasioni dei colonizzatori». Farsi accettare e comunicare con i Guaranì non fu facile, ma padre Simone trovò un metodo originale. «Mascetta suonava il violino e attraverso la musica riuscì a superare la mal disposizione, per ovvi motivi, degli indios verso l’uomo bianco in quello che in Sud America viene ricordato e venerato come “il miracolo del violino”», prosegue Di Donato, «la musica come ponte e strumento per la libertà, anche se nel film il protagonista suona l’oboe». Tra esodi per contrastare gli attacchi dei conquistatori e con la musica come collante tra i gesuiti e gli indios Mascetta inizia a fondare le prime riduzioni, le comunità degli indigeni, molti dei quali convertiti al cristianesimo, ma tutti con una vita libera. «L’intermediazione di Claudio Acquaviva fu ancora una volta decisiva perché si fece autorizzare dal Re di Spagna Filippo III dei territori dove impiantare le riduzioni», spiega ancora, «e si svilupparono comunità democratiche con pari diritti e scambi reciproci».
Il lavoro di ricerca è stato arduo. «La prima fonte della mia ricerca è stata l’opera del giornalista Generoso D’Agnese», evidenzia Di Donato, «ho visitato, poi, archivi, biblioteche, ho preso contatti con docenti e università sudamericane e ho capito quanto sia forte il segno lasciato da padre Simone, tanto che le riduzioni sono patrimonio dell’Unesco. Per non parlare poi del film che ha fama mondiale». Il pensiero corre al sindaco Giuliani a cui Di Donato ha dedicato il libro: «Era una persona speciale ed è stato lui a dare seguito a quella telefonata». Il ricordo di Giuliani è forte anche nei componenti della Pro loco. «Intitolare uno spazio a padre Mascetta è stato un atto dovuto», conclude la presidente Claudia Scardetta, «perché è un orgoglio della nostra terra, un giovane esempio per i giovani che è partito con la mission precisa di portare la libertà e così facendo ha portato alto il nome di Castilenti e dell'Abruzzo».
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