Castilenti, premiata la coppia simbolo che ha vinto il Covid

3 Gennaio 2021

Dono del sindaco a moglie e marito, malati e isolati per mesi «Noi siamo sopravvissuti, in giro c’è ancora incoscienza»

TERAMO. «Siamo sopravvissuti, ma la paura del Covid vive con noi». Il prezzo di certi ricordi è sempre troppo alto e anche se Lucia Bandini e suo marito Domenico De Sanctis si sono ripresi la vita sanno che gli orizzonti quotidiani sono cambiati per sempre.
A Castilenti, uno dei centri della ex zona rossa della Val Fino più toccati dalla prima ondata, il sindaco Alberto Giuliani li ha scelti (e premiati con un dono natalizio) come coppia simbolo di questo anno difficile: lui ricoverato in ospedale per 44 giorni di cui molti con l’ossigeno, lei per quasi tre mesi isolata dal mondo con un contagio e un tampone che faticava a tornare negativo. Attaccati alla vita, alle videochiamate con i due figli «fortunatamente sempre negativi», con l’ospedale per salutare Domenico che a un passo dalla pensione come operaio (è arrivata da poco) ha compiuto i suoi 62 anni in reparto dell’ospedale di Atri. Tutto in una vita improvvisamente così sospesa da sembrare quasi irreale. «Sono stati mesi da incubo», racconta Lucia, 58 anni compiuti oggi, che con le parole cariche di emozione disegna ricordi nell’aria, «ci sono stati momenti in cui andare avanti sembrava veramente impossibile. È stata dura e ne siamo usciti. Ma nonostante tutto quello che c’è stato, nonostante le tante vittime, ancora oggi io vedo tanta incoscienza in giro. Gente che ancora fatica a capire che il Covid è un nemico talmente subdolo che può arrivare da un momento all’altro e stravolgerti la vita. Spesso togliertela. Ancora oggi e mio marito non capiamo dove ci siamo contagiati. Io non auguro a nessuno di vivere una esperienza del genere, ma vorrei vedere più consapevolezza. Invece, nonostante tutto quello che è successo e che sta ancora succedendo, vedo ancora troppe persone che si muovono come se nulla fosse». Lei e il marito sono tornati negativi lo stesso giorno, il 17 maggio. «Io a casa, isolata da tutti, e lui in una struttura dopo essere uscito dall’ospedale», racconta, «quel 17 maggio nessuno di noi due lo scorderà. Oggi c’è il vaccino e sicuramente io e mio marito vorremmo farlo, ma ci hanno detto che dovremo vedere per capire se da ex malati Covid abbiamo sviluppato degli anticorpi. Purtroppo continuiamo a vivere ancora nella paura perché non sappiamo se il fatto di averlo avuto ci abbia immunizzati o se corriamo il rischio di ammalarci di nuovo». E oggi che siamo diventati tutti più sensibili a quel che sentiamo simile e che il metro è diventato il personale raggio delle nostre immaginarie circonferenze, abbiamo imparato che ognuno tira fuori risorse inaspettate. Come la signora Lucia e suo marito Domenico. «Questo è vero», dice Lucia, «abbiamo scoperto di avere una forza interiore che forse pensavamo di non avere. E il ritrovarci insieme nella nostra casa è stato veramente come rinascere una seconda volta».
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