Castorani, seconda citazione al Comune per affitti non pagati

L’istituto chiede più di 19mila euro per l’utilizzo dei locali di via Acquaviva come sede della polizia municipale
GIULIANOVA. Gli istituti riuniti Castorani-De Amicis hanno citato in giudizio, per la seconda volta, il Comune di Giulianova chiedendo il risarcimento di 19.380 euro per occupazione abusiva dell’immobile in via Acquaviva 11 dal mese di giugno 2011 al 4 ottobre 2012. L’immobile in oggetto è quello in cui, prima dello spostamento nell’edificio ristrutturato in piazza Campo delle fiere, era alloggiato il comando della polizia municipale.
La polizia locale, infatti, è stata trasferita nel nuovo caseggiato, dietro lo stadio Fadini, ristrutturato per l’occasione, il 20 gennaio 2012. Il nuovo alloggio della polizia municipale venne individuato nell’edificio di proprietà comunale già adibito a sede del laboratorio di biologia marina dello Zooprofilattico, stabile riconsegnato all’amministrazione il 7 maggio 2010 e successivamente interessato da interventi di adeguamento per le esigenze specifiche del corpo di polizia. La decisione di sistemarvi la caserma venne presa dalla giunta nell’agosto 2009, poiché i locali in via Acquaviva, di proprietà appunto dell’Ipab Castorani-De Amicis, erano considerati insufficienti, con scarsa accessibilità e priva di comodi parcheggi. A quanto lamenta il Castorani, però, l’affitto nei due anni incriminati non era stato pagato. La giunta comunale ha deciso di resistere in giudizio e di affidare la difesa dell’ente a Michele Del Vecchio, dell’avvocatura civica. La prima udienza è prevista il 20 maggio.
Nel febbraio 2014, inoltre, il Comune di Giulianova è stato condannato a pagare 10.500 euro, sempre al Castorani, per l’affitto di locali di proprietà degli istituti riuniti, presi in gestione dall’amministrazione comunale, la quale voleva destinarli a scopi socio-assistenziali. Quegli spazi, in un edificio in via Cavour, dietro al palazzo municipale, erano stati affidati alla Asl nel 2010 per l’apertura di un consultorio familiare, mai aperto perché i locali risultarono non idonei. Il Comune, in quell’occasione, decise di resistere in giudizio, ma perse e fu condannato al pagamento di 6 mensilità arretrate.
Margherita Totaro
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