Castrum, processo bis per Mastropietro

18 Gennaio 2018

A giudizio anche il marito Stefano Di Filippo, i fratelli Scarafoni e l’ex presidente del consorzio delle Palme Ennio Di Saverio

GIULIANOVA. C’è la lottizzazione delle Palme, ma anche la ristrutturazione di quel campo Castrum che ha dato il nome ad una delle inchieste più corpose sulla corruzione nel Teramano. A meno di due settimane dalla seconda udienza del processo scaturito dal giudizio immediato per gli otto finiti in carcere e ai domiciliari nel primo filone della maxi indagine Castrum, il gip Mauro Pacifico manda nuovamente a processo il dirigente comunale di Giulianova Maria Angela Mastropietro (ora sospesa), il marito Stefano Di Filippo, gli imprenditori Andrea e Massimiliano Scarafoni.
A giudizio vanno anche Ennio Di Saverio, nella sua veste di ex presidente del consorzio Lido delle Palme, il geometra Guerino Di Saverio e di Ida Scarponi, madre dei fratelli Scarafoni. Quest’ultima per un presunto abuso edilizio che i pm le contestano nella veste di comproprietaria di un edificio insieme ai figli. Pacifico ha fissato la prima udienza al 3 maggio, ma è probabile che questo procedimento venga riunificato al processo già aperto per Castrum. Così, almeno, è stato ipotizzato nell’avvio del primo procedimento che si è aperto a dicembre e che tornerà in aula a fine mese con l’audizione dei primi testi e l’incarico per le trascrizione delle intercettazioni.
In questa seconda inchiesta i pm Andrea De Feis e Luca Sciarretta (titolari del fascicolo) hanno concentrato l’attenzione soprattutto sulla lottizzazione delle Palme. Così hanno scritto i magistrati nell’avviso di conclusione delle indagini: «Maria Angela Mastropietro accettava dai corruttori Ennio Di Saverio, presidente del consorzio “Lido delle Palme” e Filippo di Giambattista, nipote di Ennio Di Saverio, entrambi proprietari di quote di terreni ricompresi nel comparto di lottizzazione, la promessa dell’affidamento di un appalto del valore di circa 3.000.000.00, che sarebbe stato stipulato dal consorzio Lido delle Palme con la società Rima di fatto gestita da Maria Angela Mastropietro e Stefano Di Filippo, avente ad oggetto la realizzazione previste nel predetto piano di lottizzazione». Sostiene la Procura che il dirigente Mastropietro abbia compiuto «atti contrari ai doveri d’ufficio nell’ambito del procedimento amministrativo relativo al piano di lottizzazione Lido delle Palme tra i quali atti afferenti la procedura espropriativa, non ancora terminata, da lei intrapresa nei confronti di Alfonso e Giulio Pagliericci (due proprietari di aree che hanno fatto ricorso al Tar contro il piano di lottizzazione (ndr); indicazioni fornite ai progettisti del piano di lottizzazione di apportare modifiche progettuali idonee ad accrescere le capacità edificatorie dei proponenti a favorire una più agevole approvazione del progetto da parte della competente Soprintendenza e a rendere meno efficaci i motivi di opposizione alla suddetta lottizzazione dei fratelli Alfonso e Giulio Pagliericci, unici proprietari contrari alla lottizzazione». Alla Mastropietro, inoltre, si contesta anche il fatto di aver escluso una ditta da una procedura negoziata per fornitura e posa del manto in erba sintetica per il campo sportivo Orsini- Castrum. Ditta che si era aggiudicata l’appalto dei lavori di costruzione di un capannone di Castellalto per un importo di 700mila euro e che, sostiene l’accusa, aveva fatto fuori dall’affidamento l’impresa del marito della Mastropietro.
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