Cava ai giudici: giusto scontare le multe

L’ex comandante interrogato in aula si giustifica: «Perché vessare i cittadini se c’era un errore nelle sanzioni?»
ROSETO. «Perchè vessare i cittadini con multe più alte? Se in ufficio veniva qualcuno a contestare e si accertava un errore che il vigile riconosceva, la quietanza si poteva modificare». L’ex comandante dei vigili urbani Tarcisio Cava si difende in aula e il suo interrogatorio chiude l’istruttoria del processo che vede imputati 16 vigili urbani di Roseto di abuso d’ufficio e falso in atto pubblico per il caso delle presunte contravvenzioni con lo sconto. «Io non ho mai dato indicazioni sulle modifiche delle multe», dice Cava rispondendo alle domande del pubblico ministero Laura Colica, «ma quando nel 1999 sono arrivato era una prassi ascoltare i cittadini che venivano in ufficio per contestare».
Al pm che chiede: «Ma perchè non andare dal giudice di pace?» Cava risponde: «Se c’erano valutazioni semplici da fare preferivamo farle noi invece di andare davanti al giudice di pace per scongiurare il rischio di perdere la causa e di far pagare ulteriori spese all’ente». E quando il presidente del collegio giudicante Flavio Conciatori, a questo proposito, gli chiede se ci siano stati degli input da parte degli amministratori a sentire le istanze dei sanzionati per evitare di sostenere ulteriori spese in un contenzioso l’ex capo dei vigili urbani dice: «Mai direttamente, ma se ne parlava». Al pm che gli chiede di spiegare il perchè di una quietanza cambiata all’automobilista multato per aver occupato il posto riservato ai disabili lui risponde così: «E’ un caso che ricordo bene. L’automobilista venne in ufficio per contestare la multa di 36 euro e mi disse che con la sua vettura non aveva occupato tutto il parcheggio riservato, ma solo di aver messo una ruota sulla striscia che delimitava l’area senza impedire la sosta dell’altra vettura. Cosa confermata dall’agente. Allora è stata applicata la quietanza prevista per un parcheggio fuori strisce».
Nei mesi scorsi in aula sono stati ascoltati decine di cittadini che hanno raccontato come fosse normale presentarsi al comando per contestare un verbale di contravvenzione. Cava è indagato per abuso e falso anche nell’ambito di un’altra inchiesta aperta di recente dalla procura (titolare del fascicolo il pm Davide Rosati) dopo l’esposto presentato sulle oltre mille multe che sarebbero state comminate dallo stesso ex comandante in meno di sessanta giorni e che hanno sollevato polemiche e proteste. Il processo ai 16 vigili nasce dall’inchiesta che nel 2012 mise a rumore Roseto: in 159, tra vigili urbani e automobilisti, vennero iscritti nel registro degli indagati per presunti sconti che, secondo l’accusa, sarebbero stati applicati su decine di multe senza una reale motivazione. Il voluminoso fascicolo, nato con una denuncia presentata dall’allora comandante della polizia municipale Emiliano Laraia, dopo un lungo periodo di indagini si è diviso in due stralci: uno per cui il pm ha chiesto il rinvio a giudizio per i vigili e l’altro riguardante i 142 automobilisti la cui posizione è stata archiviata. La pubblica accusa sostiene che gli agenti avrebbero violato la legge abusando delle proprie funzioni «formando false quietanze di pagamento», si legge tra i capi d’imputazione, «per contravvenzioni e sanzioni diverse e inferiori rispetto a quelle indicate nei verbali di accertamento, alterando il preavviso di accertamento e applicando a favore dei contravventori sanzioni diverse da quelle di legge, procurando loro intenzionalmente un ingiusto vantaggio patrimoniale consistito nel pagare sanzioni inferiori al dovuto». La sentenza per i 16 vigili (difesi dagli avvocati Lino Nisii e Giovanni Gebbia) è attesa per il 26 marzo. (d.p.)
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